“Un accordo è stato ampiamente negoziato, in attesa di finalizzazione, tra gli Stati Uniti d’America, la Repubblica Islamica dell’Iran e i vari altri Paesi…. Gli aspetti finali e i dettagli dell’accordo sono attualmente in fase di discussione e saranno annunciati a breve“.Nucleare e Stretto di Hormuz, due punti dal peso specifico sostanziale e tantoDonald Trumpquanto l’ayatollah, stanno giocando ad un braccio di ferro dal quale sembra si stia riuscendo a trovare la svolta.Una corsa contro il tempo per chiudere con la guerra, grazie a quella che appare come una pesante accelerazione delle diplomazie.
A farlo percepire è lo stesso presidente a stelle e strisce che ha annunciato suTruthgli ultimi aggiornamenti, sempre da cogliere con prudenza, sull’intesa. “Mi trovo nello Studio Ovale della Casa Bianca, dove abbiamo appena avuto un’ottima conversazione telefonica” riguardo “alla Repubblica Islamica e a tutte le questioni relative a un memorandum d’intesa sulla PACE“, scriveva nella tarda serata di ieri ora italiana, elencando i leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Turchia, Egitto, Giordania, Bahrein, oltre al capo dell’esercito pakistano. Alcuni dei quali, secondo Axios, avrebbero invitato l’inquilino della Casa Bianca adaccettare l’intesa che prevede l’estensione della tregua per 60 giorni utili a negoziare i punti lasciati aperti da questo primo memorandum.
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“Separatamente, ho avuto una conversazione telefonica con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che, analogamente, è andata molto bene“, prosegue il tycoon annunciando che “verrà aperto lo Stretto di Hormuz“. Notizia di certo eccezionale nonché fondamentale per il resto del globo che sta subendo pesantemente la chiusura dello strategico tratto di mare dove transitano la maggior parte delle petroliere. Basti pensare che al momento sono ferme circa duemila navi con a bordo 20 mila marittimi. Prima del blocco, da Hormuz transitavano in media più di 90 navi al giorno.
Da canto suo, Teheran, che inquesto mese di tregua avverte di aver riorganizzato le sue forze armate, sembrava più cauta sull’evoluzione dei colloqui. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, aveva fatto una dichiarazione un po’ sibillina: “Siamo allo stesso tempo molto vicini e molto lontani da un accordo“, aveva detto, riconoscendo che “l’attuale slancio dei negoziati sta portando a una riduzione delle divergenze“. Ma precisando che “ciò non significa che abbiamo raggiunto una piena comprensione su questioni di tale immensa importanza, ma piuttosto che ci stiamo muovendo verso una soluzione reciprocamente accettabile basata su una serie di parametri definiti“.
In ogni caso, in seguito alla firma dell’accordo preliminare, che dovrebbe prendere il nome di “Dichiarazione di Islamabad”, da quanto si trasmette dalla piattaforma media saudita Al Arabiya, le delegazioni di Washington e Teheran potrebbero sostenere un nuovo round di colloqui più approfonditi ilprossimo 5 giugno. Il memorandum, stando alle medesime fonti, sarà annunciato dal Pakistan, che sta svolgendo ruolo di mediazione, “senza necessità della presenza delle parti coinvolte“.
Intanto, tutte le parti coinvolte hanno espresso un certo ottimismo nei progressi dopo la visita venerdì dei mediatori a Teheran. Ma mancava comunque l’ultimo passo per raggiungere almeno un pre-accordo concreto o memorandum d’intesa, con la proroga della tregua di due mesi. Trump più volte ha comunque tenuto aribadire che avrebbe potuto prendere una decisione anche entro la giornata di domenica sul riprendere o meno la guerra. Insomma, un momento a dir poco cruciale, talmente cruciale dall’aver spinto il presidente a disertare le nozze del figlio Donald Jr con Bettina Anderson su un’isola privata alle Bahamas.
In questo scenario, la prospettiva di unaccordo diplomatico però ha alzato la preoccupazione in Bibi, che a detta del New York Times, sarebbe stato escluso del tutto dalle trattative passando di fatto da un ruolo di “co-pilota” a quello di “mero passeggero” della crisi. Insomma,le voci si sono accavallate con ritmi frenetici. Ma è passata un’intera notte e il mondo intero è ancora in attesa di conoscere quella svolta nei negoziati e quale esito si avrà.
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