Mentreil clima tra Washington e Teheran resta tesissimo, con gli Stati Uniti che si sono detti pronti adintervenire nuovamentecontro le infrastrutture militari della Repubblica Islamica qualora il regime continui a costituire unpericolo per la sicurezza della navigazionenelloStretto di Hormuz, il Ministero degli Esteri iraniano ha reso noto di aver tenuto il primo incontro con l’Omansulla gestione del passaggio marittimo. La riunione sul tema arriva dopo la silga dell’accordo preliminarecon la Casa Bianca per porre fine al conflitto in Medio Oriente.
“Durante il viaggio a Muscat, si è tenuto il primo incontro del Comitato congiunto di Hormuz con Abdulaziz Al-Hinai, Ministro di Stato per gli Affari Esteri dell’Oman. Nel corso della discussione sulle questioni attuali relative allo Stretto, abbiamo scambiato opinioni sullafutura gestione dello Stretto nel quadro del paragrafo cinque del Memorandum d’intesa di Islamabad e dei
diritti sovrani degli Stati costieri“, ha scritto su X il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, senza tuttavia specificare data od orario.
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Hormuz, secondo il memorandum di intesa, Teheran gestirà l’amministrazione dello Stretto con l’Oman e gli altri Stati rivieraschi del Golfo Persico
Sia l’Iran che l’Oman esercitano lasovranitàsull’importante corridoio marittimo, strategico per il commercio globale di greggio, la cui chiusura dopo l’inizio dei raid a stelle e strisce nel regime degli ayatollah aveva determinato un’improvvisa impennata dei prezzi del petrolio, provocando una pesantecrisi energeticache ha fatto sentire i suoi effetti soprattutto in Europa e in Occidente. Il memorandum di intesa firmato tra Stati Uniti e Iran lo scorso 17 giugno dall’inquilino della Casa BiancaDonald Trumpa conclusione del vertice G7 di Évian-les-Bains, prevede uncessate il fuocoe diversi impegni sia da parte americana che della Repubblica Islamica come base per i negoziati su una pace definitiva.
Oltre a ciò, al punto 5 del documento si specifica che il regime degli ayatollah “si adopererà con il massimo impegno per garantire iltransito sicuro e gratuito delle navi commercialinello Stretto di Hormuz, per un periodo disoli 60 giorni, dal Golfo Persico al Mar d’Oman e viceversa.” Inoltre, è previsto che i due Paesi mediorientali avviino un dialogo “per definire lafutura amministrazionee i servizi marittimi” del braccio di mare “in collaborazione con gli altri Stati rivieraschi del Golfo Persico, nel rispetto del diritto internazionale vigente e dei diritti sovrani degli Stati costieri“.
A livello pratico, tuttavia, la situazione è ben più complicata di quanto si possa pensare. La congestione accumulata dal 28 febbraio, data di inizio della guerra Usa-Iran, ad oggi haparalizzato il Golfo Persico e il conflitto ha causato danni strutturali alle infrastrutture energetiche di Paesi chiave come gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar. Basti pensare che prima della crisi, lo Stretto registrava tra i650 e i 770 passaggi settimanali, mentre ora il ritorno a questi ritmi sarà un processo graduale a causa di profonde criticità operative. Secondo i dati di Kpler, ci sono infatti ancora circa118 petroliere bloccatenelle acque del Golfo e serviranno dai 10 ai 15 giorni solo per smaltire la coda delle navi in attesa.
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