Il leader diHezbollah(organizzazione politico-militare islamista sciita con base inLibano)Naim Qassemha ribadito che le armi del gruppo sciita non saranno oggetto dei prossiminegoziati tra Libano e Israele, lanciando al tempo stesso un duro avvertimento contro Tel Aviv.
In vista del terzo round di colloqui a Washington, previsto tra giovedì e venerdì, Qassem ha dichiarato cheHezbollah continuerà a combattere e che il “campo di battaglia diventerà un inferno per Israele”.
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La linea di Hezbollah: “Le armi non si toccano”
In una nota diffusa anche dall’emittenteAl-Manar, il segretario generale del movimento ha definito la questione dellearmi “un affare interno libanese”, escludendola dai negoziati con Israele.
“Nessuno al di fuori del Libano deve avere a che fare con le armi della resistenza”, ha affermato Qassem, respingendo apertamente le richieste israeliane e americane dilimitare o smantellare la presenza militare del gruppo nel sud del Libano.
Il leader sciita ha poi alzato ulteriormente i toni: “Non ci arrenderemo e continueremo a difendere il Libano e il suo popolo,qualunque siano i sacrifici. Non abbandoneremo il campo di battaglia e lo trasformeremo in un inferno per Israele”.
Il nuovo round di colloqui a Washington
Le dichiarazioni arrivano alla vigilia del nuovo ciclo di negoziati indiretti tra Libano e Israele, un processo diplomatico mediato dagli Stati Uniti con l’obiettivo diconsolidare la tregua raggiunta nei mesi scorsi e prevenire una nuova escalation al confine.
I colloqui mirano a definire un cessate il fuoco stabile e regole di sicurezza condivise lungo la linea di demarcazione tra i due Paesi. Tra i temi centrali del negoziato ci sono: il futuro della presenza armata di Hezbollah nel Libano meridionale; il controllo delle aree di confine; il ruolo delle forze armate libanesi e dei caschi blu dell’ONU; le garanzie di sicurezza richieste da Israele per il ritorno degli sfollati nel nord del Paese.
L’Unione Europea valuta una nuova missione
Sul dossier è intervenuta ancheKaja Kallas, annunciando che la missione Unifil potrebbe terminare entro la fine dell’anno. Secondo Kallas, gli Stati europei starebbero valutando la creazione di unanuova missione internazionale con il compito di sostenere concretamente le forze armate libanesi e contribuire alla stabilizzazione dell’area.
Perché i negoziati sono cruciali
I colloqui nascono dopo mesi di scontri lungo il confine israelo-libanese, che hanno provocato distruzioni diffuse e migliaia di sfollati sia nel sud del Libano sia nel nord di Israele.Israele punta a neutralizzare la minaccia rappresentata dai missili e dai raid di Hezbollah, mentre Beirut cerca diottenere la fine delle operazioni militari israeliane nel sud del Paese e maggiori garanzie sulla propria sovranità territoriale.
Le parole di Qassem mostrano però quanto resti distante una soluzione condivisa: il disarmo di Hezbollah continua infatti a rappresentare il principaleostacolo verso una tregua stabile e duratura.
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