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Hamas inizia a trattare: “Il piano di Trump deve chiarire garanzie”

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Se ilpiano di Donald Trumpper costruire la pace a Gaza rasserenava menti, anime e cuori di Capi di Stato e di governi, dopo aver ricevuto anche l’approvazione da parte del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, il gruppo terroristico di Hamas non ha fatto sapere altro se non chiedere garanzie prima di dare anche lapropria benedizione al futuro dell’enclave palestinese in formato statunitense.

Le informazioni arrivano dai media locali, nello specifico dalle colonne di al Arabija che cita fonti informate palestinesi, secondo cui Hamas e altre fazioni palestinesi a Gaza “vogliono chiare garanziedell’impegno di Israele a un cessate il fuoco, e collegare il rilascio dei prigionieri al calendario del ritiro di Israele da Gaza“.

Il timore sorgerebbe dai dubbi sollevati dalla lettura del piano stesso: “Le fazioni hanno espresso preoccupazione per alcune delle vaghe disposizionidel piano del presidente degli Stati Uniti, e hanno presentato modifiche“. Hamas “sta ancora consultando altre fazioni e mediatori“.

Allo stesso tempo però, l’organizzazione militare risulta spaccata sull’argomento. Da un lato,c’è chi rifiuta un piano che considera di fatto di resa e umiliazione, dall’altro, la maggioranza che sembra orientata a un sì condizionato per non assumersi la responsabilità di un possibile fallimento che significherebbe far proseguire la guerra.

Intanto, si pensa anche nella prospettiva di non cedere su quelle clausole per l’appunto “poco chiare e che ledono i diritti nazionali“. In sostanza, quindi, il gruppo ha dato mandato ai mediatori di Qatar, Egitto e Turchia di intercedere perchiedere modifiche al piano soprattutto in merito al disarmo, introducendo così una distinzione tra armi difensive e offensive. Inoltre, hanno chiesto di specificare le garanzie internazionali “per uncompleto ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza“, con l’incremento di una serie di promesse in relazione che non verranno presi di mira i dirigenti di Hamas.

In questo scenario, poi, si inserisce anche la contrarietà espressa dall’organizzazione islamista in merito alla futura amministrazione di Gaza. Peril movimento l’enclave non può essere gestito da palestinesi. Gli stessi timori sono però espressi anche dalle capitali arabe e musulmane che si sono espresse comunque nel sostegno all’iniziativa a stelle e strisce ma che considerano fondamentale riunire Gaza e la Cisgiordania per dare così anche una prospettiva concreta a uno Stato della Palestina.

Larisoluzione di maggioranza su Gaza, a quanto si apprende, impegna il governo a “sostenere con determinazione, insieme ai partner europei, arabi e internazionali, il Piano di pace dell’amministrazione Trump volto a conseguire la de-escalation, un cessate il fuoco duraturo, la liberazione degli ostaggi, il pieno ripristino dell’accesso umanitario e soprattutto una prospettiva di pace e stabilità nell’intera stagione“.

Secondo obiettivo, “attivarsi per riconoscere lo Stato palestinese acondizione che Hamas liberi tutti gli ostaggi e rinunci a ogni presenza politica e militare di Gaza e in Cisgiordania“. In totale, secondo quanto emerso, sarebbe dieci gli impegni contenuti.

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