Guerra, la visione di Zuppi: «La difesa è diritto, ma la pace è diritto più grande» 

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Il neopresidente eletto parla all’Assemblea Generale della Conferenza episcopale italiana: «Non si deve ragionare solo nella logica della guerra, ma trovare una soluzione diplomatica»

Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e neoeletto presidente della Cei, durante la 76esima Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana entra sui temi della guerra in Ucraina: «Tutte le cose che vanno dalla parte del dialogo sono auspicabili. Serve un piano di pace il più possibile europeo. Non si deve ragionare solo nella logica delle armi, ma trovare una soluzione diplomatica nel senso più alto del termine». 

Di fronte ai giornalisti presenti in conferenza stampa, il cardinale tocca anche la questione del piano di pace presentato dalla delegazione diplomatica italiana: «Mi auguro che ci sia e che ci sia consenso, il più possibile europeo. La legittima difesa è un diritto, ma il diritto più grande è quello alla pace». 

Importante la presa di posizione di Zuppi sulla corsa agli armamenti nucleari che in questo periodo storico sta tornando di rilevanza. «Credo che l’adesione al trattato Onu sulla proibizione delle armi nucleari sia importante per non abituarsi all’idea di tornare ad ipotesi che riportano al dolore di una generazione che ha vissuto il nucleare e sa cosa significa», afferma il presidente della Cei. 

Zuppi sugli abusi: «Entro novembre un report» 

Il presidente della Cei parla dello scandalo degli abusi sui minori all’interno della Chiesa e promette la pubblicazione entro il 18 novembre di un report italiano sulla pedofilia nell’ultimo ventennio e sulle attività di prevenzione. 

«Il pensiero è sempre per le vittime, il loro dolore è la prima preoccupazione – afferma il cardinale – ma attenzione anche all’accompagnamento degli abusatori. Siamo una madre, tuo figlio è sempre tuo figlio». 

Alle domande dei giornalisti sul perché il report non prenda in considerazione archi di tempo più ampi – come ad esempio quello francese che va dal 1945 in poi – Zuppi risponde: «Non c’è nessuna volontà di copertura, è solo un problema di serietà. Non abbiamo interesse a suonarcela e cantarcela da soli, vogliamo una chiarezza vera».

«Ci sembra molto più serio, per certi versi ci fa molto più male perché quel periodo ci coinvolge direttamente – continua il presidente Cei – Ci prenderemo le botte che dobbiamo prenderci, ci prenderemo le nostre responsabilità». 

Nel progetto proposto da Zuppi vi è anche il proposito per la creazione di Centri di ascolto nel 70% delle diocesi. Il piano è stato definito “irricevibile” da Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso che commenta: «In Italia ci sarebbe un milione di vittime potenziali». 

 

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