Proteggere l’Artico e alleviare i timori di Donald Trump sulla sicurezza per i suoi Stati Uniti. E’ questo l’obiettivo dell’invio di una forza militare in Groenlandia al momento al centro delle trattative tra gli alleati europei e Downing Street. Solo nei giorni scorsi, i funzionari britannici hanno incontrato i loro omologhi di altri paesi, tra cui Germania e Francia, per dare il via ai preparativi per il da farsi nell’isola.
I piani, però, sono ancora in cantiere nella fase iniziale e potrebbero prevedere l’impiego di soldati, navi da guerra e aerei britannici per proteggere i confini della Groenlandia da possibili minacce di Mosca e Pechino. E nel mirino ci sarebbe di fatto che il presidente a stelle e strisce, Donald Trump, possa abbandonare la sua ambizione di annettere l’isola agli Stati Uniti.
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Intanto, a Nuuk risuona il proclama che ricompatta l’intero arco politico artico e che non lascia spazio ad interpretazioni: “Né americani, né danesi: greonlandesi“. I leader dei cinque partiti dell’isola più grande del mondo hanno accantonato la rivalità per difendere la sovranità non in vendita e il “diritto” di decidere in piena autonomia il proprio futuro. In sostanza, una chiamata alle armi politiche formalizzata in una dichiarazione congiunta che intende confinare le mire del tycoon, deciso a prendersi “con le buone o con le cattive” la terra ricca di risorse minerarie e, nonché cruciale per la sicurezza nazionale Usa.
Nel governo groenlandese sta di fatto prendendo piede l’idea di negoziare direttamente con Washington, senza passare per una mediazione danese. La Groenlandia deve sedere “in prima fila in qualsiasi trattativa, cosa ci sarebbe di male se incontrassimo gli Usa da soli?“, ha incalzato la ministra degli Esteri Vivian Motzfeldt, lasciando intravedere una faglia politica che la Casa Bianca potrebbe cogliere per sfruttarla a suo favore in un futuro prossimo.
Ma di cessione non se ne parla “nemmeno sotto minaccia nucleare”, ha chiosato il presidente della commissione Difesa del Parlamento danese, il conservatore Rasmus Jarlov, lasciando comunque aperta la porta a cooperazioni pragmatiche con “basi militari, miniere, presenza Usa“. Una linea che quindi si salda a quella euro-atlantica.
Da Berlino, ad esempio, si alza la voce del ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul. Prima di partire alla volta di Washington dove incontrerà il suo omologo statunitense Marco Rubio per un confronto sull’Ucraina e sulla sicurezza e difesa transatlantica, il ministro nel corso di un’intervista rilasciata a Bild am Sonntag, ha rimarcato come sia “chiaro che spetta esclusivamente alla Groenlandia e alla Danimarca decidere sulle questioni territoriali e di sovranità sulla Groenlandia“.
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