Il mese delRamadan, che per milioni di musulmani dovrebbe essere tempo di preghiera e raccoglimento, si apre con immagini che parlano di tutt’altro. Infatti nuove tensioni si sono generate a a Gerusalemme Est e in Cisgiordania. Decine dicoloni israelianihanno fatto irruzione nella moschea diAl-Aqsa, entrando nei cortili del complesso sotto la protezione della polizia israeliana.
Secondo quanto riferito dai media palestinesi e dall’agenziaWafa, i coloni avrebbero compiutorituali talmudiciritenuti provocatori, in un contesto già segnato dalle restrizioni imposte da Israele all’accesso dei fedeli palestinesi ogni anno, durante il Ramadan.
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Le stesse fonti parlano di una serie di misure che mirerebbero a modificare l’equilibrio demografico e religioso nell’area diGerusalemme Estoccupata, denunciando anche aggressioni ai residenti e limitazioni all’ingresso nella Spianata delle Moschee.
Cisgiordania: aperto il fuoco contro due uomini armati di esplosivo
Nello stesso giorno, a pochi chilometri di distanza ma in un contesto completamente diverso, l’esercito israeliano annunciava di aver aperto il fuoco contro due uomini armati di esplosivo nell’area diBeit Furik, vicinoNablus, nel nord della Cisgiordania. In una nota diffusa su Telegram, l’esercito ha spiegato di aver “neutralizzato la minaccia”, uccidendo uno dei due e ferendo l’altro.
Le Forze di difesa israeliane hanno ribadito che le operazioni proseguiranno “per sventare qualsiasi minaccia” e garantire la sicurezza dei civili israeliani.
Gerusalemme e Cisgiordania due episodi simbolo
Gli episodi si inseriscono in un quadro di sicurezza rafforzata che accompagna ogni anno il Ramadan a Gerusalemme Est e nei territori occupati. Due vicende che viaggiano su piani diversi ma che, messe insieme, raccontano la stessa realtà: un territorio in cui sicurezza, religione e politica si sovrappongono fino a diventare indistinguibili.
L’accesso alla Spianata delle Moscheedurante il mese sacro non è solo una questione di ordine pubblico. Per ipalestinesidi Gerusalemme Est è probabilmente il segnale di un cambiamento degli equilibri, demografici e religiosi, nella città; perIsraeleè la gestione di un’area considerata ad altissimo rischio: due narrazioni opposte che si alimentano a vicenda.
Il comunicato delleForze di difesa israelianesegue invece il linguaggio della sicurezza: una minaccia individuata, il fuoco aperto per neutralizzarla, la tutela dei civili israeliani. È la quotidianità delle operazioni in Cisgiordania, dove ogni intervento viene letto in chiave militare da una parte e come ulteriore elemento di pressione dall’altra.
Il risultato è un clima permanente di emergenza in cui ogni episodio, anche localizzato, si inserisce in una tensione più ampia.
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