La situazione nella Striscia di Gaza è precipitata ulteriormente nelle ultime ore:Gaza Cityè stata ufficialmente dichiarata“zona di combattimento pericolosa”dalle Forze di Difesa israeliane, che hanno avviato l’ingresso nella città. L’esercito punta a completare l’occupazione entro il 22 settembre, data d’inizio del Capodanno ebraico.
Intanto, si stima che oltreun milione di persone siano in fugada Gaza City verso sud, ma la Croce Rossa lancia l’allarme: un’evacuazione di massa in queste condizioni è logisticamente impossibile e mette a rischio migliaia di civili.
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Nel frattempo,Israelehasospeso tutte le pause umanitarie, bloccando la distribuzione degli aiuti alla popolazione civile, già allo stremo. La situazione umanitaria si aggrava di ora in ora.
Continua la strage nella Striscia di Gaza
Una nuova ondata di violenze scuote la Striscia di Gaza. Dall’alba di oggi almeno18 persone hanno perso la vita sotto i bombardamenti israeliani, secondo quanto riferito daAl Jazeera. Tredici delle vittime si trovavano in fila per ricevere aiuti umanitari, una scena che fotografa ancora una volta il dramma quotidiano della popolazione civile intrappolata nel conflitto.
Secondo il ministero della Sanità di Hamas, nelle ultime 24 ore sarebbero arrivati negli ospedali della Striscia88 morti e 421 feritia seguito di attacchi israeliani. La stessa fonte afferma che vi sono ancora corpi sotto le macerie o per le strade, non raggiungibili dalle squadre di soccorso.
Inoltre, secondo fonti mediche, riprese da Wafa, 7 palestinesi sono morti di fame e malnutrizione a Gaza nelle ultime 24 ore, portando il numero totale di decessi correlati alla malnutrizione a 339, tra cui 124 bambini.
Mentre cresce l’emergenza umanitaria, da Tel Aviv arriva un messaggio inequivocabile:nessuna tregua temporanea è all’orizzonte. Il ministro israeliano della Cultura e dello Sport, Miki Zohar, ha ribadito aChannel 12che “un cessate il fuoco parziale non è all’ordine del giorno”. “L’unica prospettiva è un accordo completo– ha aggiunto –che preveda la fine della guerra, la restituzione di tutti gli ostaggi e la smilitarizzazione della Striscia”.
Le parole del ministro arrivano due settimane dopo che Hamas aveva dichiarato di accettare in linea generale una proposta dicessate il fuoco di 60 giorni, con la liberazione di una decina di ostaggi israeliani vivi sui 48 ancora detenuti. Una proposta che, però,non ha trovato alcuna risposta ufficiale da parte del governo Netanyahu, determinato a proseguire le operazioni militari e la conquista di Gaza City.
L’obiettivo colpito da Israele
Nel frattempo, fonti palestinesi citate daAl Arabiyariferiscono dellamorte di Abu Obeida, portavoce delle Brigate Qassam, il braccio armato di Hamas. Sarebbe rimasto ucciso insieme alla sua famiglia in un bombardamento israeliano contro l’abitazione in cui si trovava. Da Israele, già ieri, era trapelata la notizia che un leader di alto livello dell’organizzazione fosse stato preso di mira.
Il primo ministroBenjamin Netanyahuha parlato dell’assassinio di Obeida, con unafrase pesantemente ironicadurante la riunione del gabinetto di sicurezza del suo governo. “L’annuncio di Hamas su Abu Obeida non arriverà, a quanto parenon c’è più nessuno con cui parlare“, ha affermato il premier sarcasticamente, secondo quanto riferito dal quotidiano Times of Israel.
Con il bilancio delle vittime civili che continua a crescere e nessun spiraglio di tregua all’orizzonte, la crisi nella Striscia si avvita ulteriormente, tra pressioni internazionali, emergenza umanitaria e lo stallo delle trattative.
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