Benjamin Netanyahunon ha intenzione di cedere alle richieste diHamas, né di lasciarsi ostacolare dai video diffusi dall’organizzazione sulle condizioni di salute degli ostaggi. A circa 48 ore di distanza dal rilascio delle immagini di alcuni dei rapiti ancora presenti nei tunnel sotto la Striscia di Gaza,Israele non ha preso una decisione ufficiale sul procedimento di rilascio dei cittadinidello Stato ebraico ancoranelle mani dei terroristi.
I negoziati sono ormai in stallo, con ledelegazioni statunitensi e israeliane che sono state ritirate da Doha. La guerra non sembra avere fine vicina e così anche il destino degli ostaggi sembra in bilico.Il corpo e il volto emaciati diEvyatar Davidhanno scatenato una paura senza precedenti tra la popolazione israeliana, che ora teme per il futuro di coloro che ancora non hanno fatto ritorno a casa
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Così, tra riflessioni e proteste, il governo di Netanyahu riflette sui suoi prossimi passi. Una fonte diplomatica, riportata da diverse testate israeliane, ha riferito che il primo ministro è pronto a cambiare strategia.Benjamin Netanyahu si è convintoche il tempo dei negoziati con Hamas sia finito echeorasia arrivato il momento di procedere con una dura vittoria militare contro l’organizzazione palestinese.
Quest’ultima non sarebbe infatti interessata a trovare compromessi, per cui l’unica modalità per riportare gli ostaggi a casa è quella della forza bellica. Secondo la stessa fonte, poi,Israele sarebbe in contatto diretto con gli americaniproprio su questa possibilità.
Gaza, il piano di Netanyahu per la liberazione degli ostaggi
Eppure, sembrerebbe che le sensibilità nella stessa Gerusalemme siano piuttosto diverse. Il ministro degli Esteri israeliano,Gideon Saar,ha chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unitedi organizzareuna sessione specialeper discutere la situazione dei 50 ostaggiancora detenuti da Hamas a Gaza. Come riporta ilTimes of Israel, tale riunione dovrebbe svolgersi domani, 5 agosto, con i membri del Consiglio che voteranno una risoluzione che chiede un cessate il fuoco e un accesso umanitario illimitato a Gaza.
La richiesta del ministro è giunta a seguito della pubblicazione del video di Hamas, nel tentativo di dare un aiuto concreto agli ostaggi ancora nelle mani di Hamas. La riunione, comunque, non appare ancora nell’agenda online del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Anche lo stessoBenjamin Netanyahuha tentato di dare un aiuto concreto ai prigionieri dell’organizzazione, invitando alCroce Rossaad intervenire pergarantire agli ostaggi cibo e beni essenziali.
Una proposta accolta con favore dai terroristi, i quali hanno sostenuto che nessun rapito è sottoposto al regime della fame, in quanto nutrito con lo stesso cibo dei combattenti. La Croce Rossa potrà comunque intervenire come richiesto, masolamente quando Israele riaprirà i valichi di collegamento della Striscia, permettendo l’entrata di tutti i camion necessari a sfamare i cittadini della Striscia.
Insomma, la guerra della fame continua senza freni in Medio Oriente. Tra accuse infamanti e ritorsioni,a pagare il prezzo più grande sono la popolazione della Striscia e gli ostaggi, costretti a vivere tra il timore della morte ei morsi della fame.
Gaza, l’appello di 600 ex funzionari di Israele: “Hamas non è più una minaccia, serve una tregua”
Intanto, da 660 funzionari della sicurezza israeliana in pensione, tra cui ex capi delle agenzie di intelligence, è giunto un appello senza precedenti al governo statunitense. Secondo gli esperti, il presidente degli Usa,Donald Trump,dovrebbe fare pressione sul proprio governo per porre fine alla guerra a Gaza. Al momento, infatti, Hamas non rappresenterebbe più una “minaccia strategica” per il Paese e per questo i combattimenti nella Striscia possono cessare e un accordo di pace che prevede la liberazione degli ostaggi può essere raggiunto.
La lettera è stata firmata da 19 capi di stato maggiore dell’esercito israeliano in pensione, capi dell’intelligence, direttori dello Shin Bet e del Mossad e commissari di polizia. Si leggono anche i nomi del primo ministroEhud Barak, degli ex capi di stato maggioreMoshe YaaloneDan Halutz e dell’ex direttore dello Shin Bet, Yoram Cohen.
Per pubblicizzare la lettera è stato anche diffuso un video, in cui una voce fuori campo ricorda come questi firmatari abbiano partecipato a diverse riunioni di gabinetto, prendendo parte anche a tutti i processi decisionali più sensibili, più delicati. “Insieme hanno più di mille anni di esperienza nella sicurezza nazionale e nella diplomazia“, sostengono nel video, mentre viene spiegato come sia arrivato il momento di porre fine al conflitto e procedere alla liberazione di tutti e 50 gli ostaggi in un colpo solo.
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