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Gaza, Netanyahu mette alle strette il capo dell’Idf: “Se non vuole occupazione, si dimetta”

È scontro a Israele tra il primo ministro, Benjamin Netanyahu, e il Capo Maggiore dell'Esercito, Eyal Zamir, che non è d'accordo con l'occupazione totale della Striscia. La divergenza è in prima pagina su tutti i giornali israeliani e ora si teme una demoralizzazione dei soldati dell'Idf

7 Min di lettura

Il primo ministro di Israele,Benjamin Netanyahu, ha dato il suo via libera per l’occupazione della Striscia di Gaza. Una decisione divisiva, che rischia di creare non pochi problemi al suo governo. Le prime tensioni sono già emerse con ilCapo di Stato Maggiore dell’esercito, Eyal Zamir, il quale si è detto contrario all’operazione. La notizia è stata riportata in prima pagina da tutti i giornali israeliani, con il rischio di demoralizzare e intimorire l’esercito israeliano.

Sul caso è quindi intervenutoYair Netanyahu,  il figlio del primo ministro, il quale ha ricordato come la figura di Zamil sia stata scelta dal ministro della Difesa,Israel Katz. Il leader dell’opposizione,Yair Lapid, ha invece sottolineato l’importanza di mantenere questecontroversiesegrete. “Devono rimanere a porte chiuse“, ha tuonato sostenendo che i soldati non devono percepire pressioni e preoccupazioni.

Intanto, le Forze di Difesa Israeliane hanno annunciato lacancellazione dello stato d’emergenza bellica in vigore dal 7 ottobre, che prevedeva l’estensione obbligatoria del servizio di riserva per i soldati di leva regolare di altri quattro mesi. L’esercito sarà quindi ridotto già a partire dalle prossime settimane. Nella Striscia invece, è stato permesso l’ingresso di beni privati, al fine diriprendere i commerci e diminuire il bisogno di aiuti umanitariper la popolazione. I prodotti approvati includono prodotti alimentari di base, alimenti per l’infanzia, frutta e  verdura e prodotti per l’igiene.

Il piano di Netanyahu per l’occupazione di Gaza

Benjamin Netanyahuè stanco di attendere le trattative ormai senza fine con Hamas ed è convinto di voler riportare a casa il prima possibile i circa 50 ostaggi ancora nelle mani dell’organizzazione terroristica palestinese. Così, a seguito di una riunione del gabinetto di guerra, ieri è stato deciso di procedere con un’operazione ben più violenta delle precedenti. “Occuperemo la Striscia di Gaza. La decisione è stata presa“, ha dichiarato un alto funzionario dell’ufficio del primo ministro aChannel 12.

“Hamas non rilascerà altri ostaggi senza una resa totale, e noi non ci arrenderemo“, ha continuato spiegando che lo Stato ebraico non è intenzionato ad arrendersi, né a piegarsi ai compromessi chiesti da Hamas. Il funzionario ha poi sottolineato che se Israele non agisce immediatamente allora il destino degli ostaggi ancora in vita sarà la morte.

A stretto giro è arrivata la conferma dello stesso Netanyahu, il qualche ha chiarito che la nuova operazione si espanderà anche nelle aree della Striscia in cui finora l’Idf non aveva agito. Il leader dello Stato ebraico ha poi rivolto un messaggio alCapo di Stato Maggiore dello Stato, sostenendo chese non si trova d’accordo con la decisione, allora “dovrebbe dimettersi“.

Sembrerebbe, secondo quanto riportato daYnet, che l’operazione abbia ilbenestare degli Stati Uniti di Donald Trump. Sia il presidente degli Usa che il primo ministro israeliano sarebbero infatti convinti cheHamas non voglia realmente un accordo. La decisione di procedere con un’operazione di questo potrebbe rispondere alle crescenti proteste da parte dei famigliari dei rapiti e di parte della popolazione israeliana, che chiede da mesi ormai la conclusione del conflitto.

Gaza, la riunione del gabinetto di guerra con Netanyahu

Già nella mattinata di ieri, Benjamin Netanyahu aveva annunciato l’imminente convocazione di una riunione del gabinetto di guerra nella quale avrebbe esposto le tattiche perraggiungere gli obiettivi del conflitto a Gaza. “Abbiamo bisogno di continuare a restare uniti e combattere insiemeper raggiungerli“, aveva dichiarato, ricordando che la guerra attuale nasce proprio da obiettivi storici condivisi e in quanto tali fondamentali.

Le tre direttive su cui continuerà ad agire il governo di Israele sono lasconfitta di Hamas, laliberazione degli ostaggie la garanzia cheGaza non rappresenti più una minaccia per Israele. Proprio su questo punto oggi si sono espressi ben 600 ex funzionari e diplomatici israeliani, che hanno firmato una lettera condivisa in cui riconoscono che Hamas non è più una minaccia strategica per lo Stato ebraico. In considerazione di ciò, quindi, Gerusalemme può porre fine a conflitto attraverso una tregua ed un accordo che portino al contempo alla liberazione dei 50 ostaggi ancora nelle mani dei terroristi.

Questa improvvisa evoluzione degli eventi nasce da una serie di eventi che hanno fatto seguito alla pubblicazione da parte di Hamas di unvideo in cui è visibile un ostaggio visibilmente denutrito e che fatica a rimanere in piedi. Immediato il timore per il benestare dei cittadini israeliani rapiti, acuito dalle richieste dei famigliari che ormai da quasi due anni attendono il loro ritorno a casa.

Dopo una serie di appelli di Benjamin Netanyahu alla Croce Rossa, a cui ha chiesto di consegnare cibo e aiuti umanitari agli ostaggi, e della risposta durissima diHamas, si è giunti alla situazione attuale. L’organizzazione islamicahainfattiaccettato di dare i rifornimenti della Croce Rossa ai suoi ostaggi, ma solonel momento in cui Israele avesse riaperto i valichiche si trovano ai confini della Striscia. In questo modo, una maggiore quantità di aiuti umanitari potrà fluire tra cittadini di Gaza.

La guerra della fame sembra essere ormai giunta allo stremo. Ilcibo usato come armae la paura di una carestia sono ormai gli elementi caratterizzanti di questo conflitto, ormai arrivato ad un’ultima e tragica evoluzione.

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