Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di aver ordinato alle forze armate di prendere il controllo del 70% della Striscia di Gaza, in palese contrasto con quanto previsto dagli accordidi cessate il fuocoin vigore dallo scorso ottobre. “Stiamo attualmentesoffocando Hamas. Controlliamo ora il 60% del territorio della Striscia ed eravamo partiti dal 50%. La mia direttiva è di arrivare al 70%”, ha detto il capo del governo dello Stato ebraico parlando in conferenza da un insediamento israeliano nellaCisgiordania occupata.
Gaza tra lo spettro della ripresa delle ostilità e la mancata ricostruzione promessa dal Board of Peace
Insomma, la situazione della Striscia si fasempre più drammatica. Da una parte, Netanyahu annuncia di voler riprendere le ostilità, che causerebbero altre numerosi morti civili, dall’altra ilBoard of Peace, l’organizzazione internazionale creato dal presidente UsaDonald Trumpper laricostruzione di Gaza, si trovasenza fondie impossibilitata ad operare. Nel rapporto inviato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, lo stesso Board ammette: “Il divario tra gli impegni assunti e i fondi effettivamente erogati deve essere colmato con urgenza“.
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Secondo quanto scritto dal Financial Times, il fondo ufficiale creato con la Banca Mondiale non avrebbe ricevutonemmeno un dollaro. Anzi, sembra che alcuni contributi sarebbero passati attraverso un conto JPMorgan usato dal Consiglio Esecutivo dell’organizzazione, scelta che ha sollevato dubbi sullatrasparenza della gestione. Tutto questo nonostante i 28 Paesi membri avessero promesso circa17 milioni di dollari da destinare a Gaza, che al momento restadevastata. Anche gli Stati Uniti, per ora, non hanno ancora trasferito i fondi annunciati per sostenere il progetto. Secondo fonti del Congresso americano, Washington vorrebbe primacontrolli finanziari più rigidi e maggiori garanzie sulla gestione del denaro.
Board guardato con sospetto e freddezza anche dall’Ue
Non solo. Diversi Paesi hanno addirittura iniziato aprendere le distanze dal progetto. Ad esempio l’Indonesia, che aveva promesso migliaia di soldati per una possibile forza internazionale nella Striscia, ha sospeso tutti i programmi collegati al Board. Nel frattempo, mentre si continua a parlare di piani futuri, non è stato assegnato nessun contratto per la ricostruzione e molti progetti restano soltanto sulla carta.
A complicare ulteriormente la questione c’è il fatto che in Europa il progetto viene guardato con un misto di sospetto e freddezza. La responsabile della politica estera dell’Ue,Kaja Kallas, ha già fatto sapere che per Bruxelles aderire al Board è “impossibile”, motivando la decisione con l’assenza di un percorso chiaro verso uno Stato palestinesee i molti dubbi sul funzionamento interno dell’organizzazione. Motivo questo che spinge molti Paesi a continuare a finanziare Gazaattraverso strutture già esistenti come l’Onu o la Banca Mondiale, considerate più affidabili e trasparenti.
Israele lancia raid mirati su Beirut per colpire comandate di Hezbollah
Intanto, dopo averintensificato le operazioni di terra nel Libano meridionale, nella giornata odierna le forze militari israelianehanno lanciato raid mirati nella zona sud di Beirut, centrando un condominio e causando numerose vittime civili. Questo nonostante negli scorsi giorni fosse emersala contrarietà dell’amministrazione Usaad eventuali attacchi alla capitale del Paese dei cedri. L’obiettivo dell’operazione, così come spiegato dai media di Tel Aviv, eraAli al-Husni, un comandante delle unità missilistiche di Hezbollah.
Sempre oggi, la Guida Suprema dell’Iran,Mojtaba Khamenei– che non appare in pubblico da prima della sua elezione a marzo – ha inviato un messaggio al Parlamento di Teheran per l’anniversario dell’inaugurazione della prima Assemblea consultiva islamica e per l’inizio del terzo anno di attività della Dodicesima legislatura. In esso, l’ayatollah haduramente attaccato Stati Uniti ed Israele, accusati di volerdestabilizzare la Repubblica Islamica. “Il piano cieco del nemico, dopo la guerra imposta, la pressione economica e l’assedio politico e propagandistico, è quello dicreare divisioni e disgregazione per compensare le sconfitte militari e mettere in ginocchio la nazione“, ha scritto il figlio diAli Khamenei, esortando la popolazione a “salvaguardare l’unità di un fronte nazionale compatto e coeso“.
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