Continuano senza tregua le barbarie all’interno dellaStriscia di Gazae a farne le spese più grandi è lapopolazionepalestinese. Ad ogni giorno che passa la situazione si fa sempre di più disperata perché i gazawi stanno letteralmentemorendo di fame. A tal proposito leNazioni Uniteavvertono: “Quasi una persona su tre non mangia per giorni. La malnutrizione è in aumento e circa90mila bambini e donne hanno urgente bisogno di cure“.
Intanto, però, si apre uno spiraglio di speranza perché l‘Idf ha autorizzato la ripresa dei lanci di aiuti umanitari dal cielo su Gaza, in collaborazione con le organizzazioni internazionali. Lo Stato ebraico, inoltre, fornirà la rete elettrica necessaria alla desalinizzazione per creare fino a 20.000 metri cubi d’acqua potabile. La comunicazione del governo di Benjamin Netanyahu arriva a poche ore dalla telefonata traMacron, Starmer e Merz nella quale i tre hanno annunciato un piano congiunto per la distribuzione aerea di aiuti nella Striscia.
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L’arrivo di Handala
E nel mentre, la barcaHandala, 37ma missione in 18 anni della Freedom Flotilla, si è avvicinata alle acque di Gaza facendo scattare in serata il blocco della sicurezza marittima israeliano. A bordo,21 attivisti di 10 nazionalità dell’ong pro-palestinese, tra i quali due italiani, che hanno atteso l’inesorabile trappola dell’intercettazione e dell’arresto da parte dell’Idf, nella quale si infilano volontariamente facendo – qui il j’accuse dell’Ong – quello che “dovrebbe fare la comunità internazionale“.
Gli attivisti hanno già annunciato, con un drammatico post su X, che nel momento in cui scatterà l’arresto, faranno collettivamente uno sciopero della fame, sia per protestare contro Israele e il “genocidio” di Gaza, ma anche contro “i governi del mondo che hanno mancato di difendere il diritto internazionale“, che “hanno abbandonato i palestinesi” e “deluso l’umanità“, chiedendo che siano “dichiarato responsabili”.
⚡️BREAKING:
— Suppressed News. (@SuppressedNws)July 26, 2025
Israel has intercepted the Handala boat. The Israeli army has intercepted, raided and kidnapped the Handala Freedom Flottila which was seeking to deliver aid & break the Israeli siege on Gaza.
They reportedly took down the security cameras.pic.twitter.com/1HGblRvE6G
La Handala è un ex peschereccio norvegese, partito lo scorso 13 luglio da Siracusa. La barca ha poi superato nel pomeriggio il punto in cui il 9 giugno fu intercettata e portata al porto israeliano di Ashdod, la barca a vela Madleen, la missione precedente della Flotilla, che a bordo trasportava l’europarlamentare Rima Hassan e, soprattutto l’attivista climatica svedeseGreta Thunberg, definita “antisemita” dal ministro della Difesa israeliano, Israel Katz.
Il rischio carestia
Gaza è alla fame e il rischio “imminente disastro umanitario senza precedenti” non è mai stato così reale. Infatti, centomila bambini di età non superiore ai due anni, tra cui 40.000 neonati, rischiano infatti di morire entro pochi giorni per la “totale mancanza di latte per bambini e di integratori nutrizionali, alla continua chiusura dei valichi e all’impedimento dell’ingresso dei più semplici rifornimenti di base“, ha denunciato l’Ufficio governativo per i media della Striscia, controllato da Hamas.Al Jazeerafa sapere che soltanto oggi tre neonati sono morti permalnutrizionenella Striscia di Gaza.
Intanto Israele nega di star lasciando morire la popolazione palestinese di fame e ha dichiarato tramite il suo organismo militare Cogat che i camion di beni continuano ad arrivare a Gaza. Eha addossato la responsabilità della carestia all’Onu, accusata di inefficienza nella distribuzione, dato che “centinaia di pallet di aiuti delle Nazioni Unite sono ancora in attesa di raccolta e distribuzione”. Mentre prosegue il rimpallo di accuse, il cibo e
i beni essenziali restano per settimane sotto il sole cocente, finendo drammaticamente per deteriorarsi.
Idf distrugge aiuti scaduti pari a mille camion
La situazione tragica assume dei contorni ancora più surreali dal momento che i media israeliani hanno fatto sapere chel’Idf ha distrutto decine di migliaia di aiuti umanitari, tra cui ingenti quantità di cibo destinato
ai residenti di Gaza. Dopo essere rimasti in attesa per molte settimane sul lato palestinese delvalico diKerem Shalom,i rifornimenti all’interno di mille camion si sono deteriorati e sono scaduti, diventando così inutili. Secondo Kan News, citando fonti militari, le Forze di Difesa israeliane avrebbero “seppellito tutto e persino bruciato alcune” forniture di cibo, attrezzature mediche e acqua in bottiglia, che sarebbero potute essere fondamentali alla sopravvivenza della popolazione di Gaza.
“Ancora oggi ci sono migliaia di pacchi in attesa al sole e, se non verranno trasferiti a Gaza saremo costretti a distruggerli“, riferiscono le fonti militari israeliane. Il tutto accade mentre la crisi umanitaria per mancanza di cibo e beni di prima necessità peggiora di giorno in giorno nella Striscia. Per la fonte citata da Kan, la colpa di questi sprechi è da attribuire a un “problema nel meccanismo di distribuzione” che non è stato ancora completamente regolamentato e, dunque, non funziona.
I numerosi camion carichi di aiuti umanitari sono bloccati in massa all’ingresso dei valichi di accesso alla Striscia di Gaza, dove solo una parte di essi riesce ad ottenere l’autorizzazione al passaggio. Di conseguenza, molti dei beni trasportati, costretti ad attendere per giorni sotto il sole, finiscono per deteriorarsi, diventando inutilizzabili proprio quando ce ne sarebbe più bisogno. “Qui abbiamoil più grande magazzino di cereali esistente. Se le merci che si trovano lì oggi non vengono ritirate, evacueremo e seppelliremo le attrezzature“.
Una persona su tre a Gaza è in carestia
E, quindi, se da una parte c’è una mala organizzazione che si traduce nel deperimento di tonnellate di aiuti umanitari, dall’altra ci sono centinaia di migliaia di persone che vivono in carestia. IlWorld Food Programme, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, va controcorrente rispetto aquanto detto da Tel Avive in una recente valutazione ha rilevato che quasi una persona su tre nella Striscia di Gaza non mangia per giorni.
“Il disperato bisogno di cibo ha raggiunto livelli incredibili. Le persone stanno morendo a causa della mancanza di assistenza umanitaria“. L’agenzia Onu sottolinea che “circa470mila persone stanno vivendo condizioni simili alla carestia(fame catastrofica, ndr)” e che “la malnutrizione è in aumento e circa 90mila bambini e donne hanno urgente bisogno di cure“.
Nonostante gli sforzi fatti finora, si legge sul sito dell’agenzia, la quantità di aiuti alimentari consegnati
rappresenta “ancora una minima parte di ciò di cui una popolazione di oltre due milioni di persone ha bisogno per sopravvivere“. A tal proposito, il World Food Programme richiede il ripristino dei carichi commerciali a Gaza affinché ci siano percorsi più affidabili e sicuri per i convogli, e gli aiuti non rimangano bloccati al valico al confine senza rischiare il deperimento.
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