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Gaza, Netanyahu apre alla pace ma a una condizione: “Dalla Striscia non ce ne andiamo”

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Cosa vuole Hamas? Vuole rimanere a Gaza. Vuole che ce ne andiamo, così può riarmarsi, così può attaccarci ancora e ancora. Non lo accetterò“. Sono queste le parole del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, commentando in un video su X, ripreso dai media israeliani, il rifiuto di Hamas di accettare la proposta di Doha un cessate il fuoco di 60 giorni con il rilascio degli ostaggi. Il primo ministro ha deciso di rispondere di conseguenza facendo sapere che farà “di tutto per restituire i nostri ostaggi“.

Netanyahu, che definisce “manipolati” i sondaggi a sostegno dell’intesa, rimarca che Israele sia disposta levigare i contrasti accettando quindi “l’accordo ma Hamas l’ha rifiutato“. A questo punto, l’unica cosa, la fondamentale, è insistere sul rilascio degli ostaggi e inoltre premere “sulla distruzione di Hamas e la garanzia che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele. Non rinuncio a nessuno di questi obiettivi“.

Per il premier israeliano, la formulazione delle domande dei sondaggi non riflette il costo reale: “Sono anche a favore di un accordo, ma non ti dicono (nel questionario) l’altro lato della medaglia“, ovvero non viene posta la domanda sul voler ottenere un accordo per il rilascio degli ostaggi, ma senza specificare il ruolo che assumerebbe Hamas: “Lasciamo al suo posto Hamas? Così che possa ripetere i suoi crimini di stupri, omicidi, rapimenti e invasioni? No. Altrimenti, i risultati sarebbero l’esatto opposto“.

In risposta alle dichiarazioni di Netanyahu, Channel 12, il cui sondaggio di venerdì ha mostrato che il 74% degli israeliani, incluso il 60% degli elettori della coalizione di Netanyahu, sostiene un accordo, ha chiarito che la domanda chiedeva agli intervistati se fossero favorevoli al rilascio di tutti gli ostaggi in una volta sola “in cambio della fine della guerra di Gaza“.

Secondo quanto riferito, Israele sta pianificando di presentare nella giornata di oggi a Doha delle mappe aggiornate, che delineano la sua prevista presenza militare lungo il corridoio Morag e il perimetro della Striscia, dopo che il Qatar ha comunicato a Tel Aviv che Hamas ha respinto la precedente offerta. Infatti, Israele aveva accettato la proposta di un accordo di cessate il fuoco di 60 giorni con rilascio degli ostaggi. Anche se la presentazione di nuove mappe potrebbe rappresentare una svolta, e nel caso in cui venissero approvate rimarrebbero comunque delle significative lacune, come il numero e l’identità dei prigionieri palestinesi da rilasciare e quali ostaggi saranno liberati da Gaza.

Gaza, un attacco che è “errore” dell’Idf

Un bilancio che segna il decesso di almeno 10 palestinesi, tra cui 6 bambini e altri 16 sono rimasti feriti. Un bilancio che emerge dal raid aereo di questa mattina nel campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza, dove le forze armate israeliane hanno bombardato un punto di distribuzione dell’acqua. Questo era quanto diffuso dall’agenzia di difesa civile di Gaza aggiungendo che case e rifugi per sfollati sono stati tra gli obiettivi colpiti durante la notte, a più di 21 mesi dall’inizio della guerra.

Ora, l’Idf ha comunicato che il mortale attacco, non era intenzionato ma sarebbe stato causato da un “malfunzionamento tecnico” durante l’attacco a un agente del gruppo terroristico palestinese Jihad islamica. Un malfunzionamento che, come spiegato dal Times of Israel, avrebbe comportato uno spostamento del bersaglio colpendo a decine di metri di distanza all’obiettivo designato. Un gravissimo episodio su cui è stata aperta un’inchiesta per indagare e comprendere le effettive cause e dinamiche.

Intanto, secondo quanto riferito dalla tv israeliana Channel 12, il primo ministro, Benjamin Netanyahu, dovrebbe convocare una riunione ristretta sulla sicurezza alle 21 per discutere del cessate il fuoco e dei negoziati per il rilascio degli ostaggi in corso a Doha. Un incontro a cui parteciperanno alti funzionari della difesa e diversi ministri del governo e che farà fronte al dossier di una nuova proposta per il ridispiegamento delle Idf a Gaza. Un tema al quanto spigoloso considerando che si tratta della principale causa dell’attuale stallo nei colloqui con Hamas.

In questo desolante scenario arrivano anche i bilanci dei morti dal ministero della Salute di Gaza, registrando oltre 58.000 deceduti dall’inizio della guerra, il 7 ottobre 2023. Secondo le autorità sanitarie del governo di Hamas, sarebbero circa 2.500 i corpi non ancora recuperati e non inclusi nel computo. “Diverse vittime – spiegano – rimangono sotto le macerie e per le strade, poiché le ambulanze e le squadre di protezione civile non possono raggiungerle”.

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