Dal 1° gennaio 2026, le Organizzazioni non governative (Ong) non potranno più operare all’interno della Palestina e di Gaza. La decisione è arrivata dal Ministero degli Affari della Diaspora di Israele, che ha pubblicato lo scorso 30 dicembre un elenco di Ong a cui sarà vietato l’ingresso nella Striscia. Si tratta di enti che hanno deciso di non piegarsi alle regole di Israele.
Sulla questione è intervenuto ieri il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, il quale si è detto “profondamente preoccupato per l’annuncio delle autorità israeliane di sospendere le operazioni di diverse organizzazioni non governative internazionali nel territorio palestinese occupato“. Il leader dell’Onu ha quindi lanciato un appello a Israele affinché questa misura sia ritirata, in quanto “le Ong internazionali sono indispensabili per il lavoro umanitario salvavita“, per cui la loro sospensione rischia di mettere in pericolo i progressi compiuti durante il cessate il fuoco.
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L’Onu ha poi ricordato come la decisione presa dallo Stato ebraico si unisca anche alle precedenti restrizioni riguardanti l’ingresso a Gaza di forniture essenziali di cibo, medicinali, articoli per l’igiene e materiali per i rifugi. Continuando in questo modo, quindi, non si farà altro che aggravare la situazione di coloro che ancora risiedono nella Striscia. Guterres ha voluto sottolineare come Israele, in base ai suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario, debba consentire e facilitare il passaggio rapido e senza ostacoli degli aiuti umanitari.
Gaza, le Ong non vogliono lasciare la Palestina
Come riferito dai diretti interessati, la sospensione comporta l’impossibilità di coordinarsi con le autorità israeliane, che occupano e controllano i territori palestinesi occupati, i canali di ingresso e uscita del personale umanitario e dei beni a disposizione dei cittadini. Inoltre, senza la protezione di Israele, le vite degli operatori umanitari sono a rischio. Senza le autorizzazioni, infatti, potranno rimanere solo i cittadini palestinesi e Tel Aviv potrebbe limitarne i movimenti e negarli gli spostamenti.
Eppure, in molti non si arrendono. La direttrice di WeWorld Palestina, Giovanna Fotia, ha dichiarato che i suoi operatori non abbandoneranno la Striscia. “Continueremo a portare avanti i nostri progetti, in collaborazione con le Nazioni Unite“, ha sostenuto, aggiungendo che molte altre realtà hanno deciso di agire allo stesso modo. Anche Medici Senza Frontiere ha messo in guardia sui pericoli che questa decisione porta con sé.
“Se Msf e altre Ong perdessero l’accesso a Gaza sarebbe un disastro per milioni di palestinesi“, ha spiegato Monica Minardi, presidente di Msf Italia, al Manifesto, chiarendo che l’organizzazione si occupa della gran parte dei feriti e delle persone in difficoltà presenti nella Striscia. “Esortiamo la comunità internazionale a fare tutto il possibile perché ong indipendenti ed esperte possano continuare a operare“, è il suo appello, affinché Gaza non venga nuovamente abbandonata al suo destino.
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