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Gaza, Berlino mette alle strette Bibi: “Via al processo per riconoscere lo Stato palestinese”

E' dalla voce del ministro degli Esteri tedesco Wadephul che arriva la notizia e che sancisce il possibile inizio di una svolta. Perché il processo su cui il cancelliere tedesco ha sempre fatto leva per spiegare la propria linea sulla questione dei due stati come soluzione al conflitto israelo-palestinese, deve avere inizio "ora". Anzi, il segnale è forte e chiaro: "La Germania non si tirerà indietro di fronte a questo obiettivo. E sarà anche costretta a reagire a passi unilaterali"

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Riconoscere lo Stato palestinesesembra essere un primo passo verso la soluzione del problema del conflitto tra Israele e Hamas sul suolo della Striscia di Gaza. O almeno sta iniziando ad esserlo. Una scelta diplomatica lanciata lo scorso 24 luglio in prima battuta dal presidente francese, Emmanuel Macron, al quale nel giro di poco (29 luglio) aveva fatto eco il primo ministro britannico, Keir Starmer. Ed ora, dopo un iniziale scetticismo specificato nella volontà di riconoscere la Palestina solo dopo un iter ben studiato, sembra che l’asse Parigi-Londra-Germania si stia costituendo. Infatti,da Berlino si conferma il riconoscimentoche “per la Germania esso deve avvenire alla fine di un processo“, ma “che deve iniziare ora“.

E’ quanto affermato dal ministro degli Esteri tedesco,Johann Wadephulche, in partenza per il Medio Oriente, manda il segnale forte e chiaro che “laGermania non si tirerà indietro di fronte a questo obiettivo. E sarà anche costretta a reagire a passi unilaterali“. Infatti, per Wadephul, la Germania “sarà al fianco di Israele per chiedere che Hamas liberi gli ostaggi e sia disarmata”. Mentre, a suo avviso Hamas “non deve mai più costituire una minaccia per Israele“.

In secondo luogo “Israele deve intraprendere un’azione immediata, completa e sostenibile per porre rimedio alla situazione catastrofica della Striscia di Gaza“, il ministro ha espressamente sottolineato che il ponte aereo organizzato con la Giordania non può sostituire l’arrivo di aiuti via terra: “Gli aiuti possono raggiungere la popolazione in quantità sufficienti solo via terra.Esorto quindi il governo israeliano a consentire alle Nazioni Unite e alle organizzazioni umanitarie internazionali un accesso sicuroe, soprattutto, una distribuzione sicura ed efficace“.

Dal punto di vista diplomatico “Israele si trova sempre più in minoranza“, sostiene Wadephul in una dichiarazione rilasciata poco prima di partire per Israele e la Cisgiordania riportata dalTimes of Israel. In questo scenario, per il ministro tedesco, “una soluzione negoziata a due stati resta l’unica strada che può offrire alle persone di entrambe le parti una vita in pace, sicurezza e dignità“.

E così, mentre il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, è sull’orlo di una crisi di nervi, l’elenco dei Paesi che stanno riconoscendo o sono in procinto di farlo lo Stato di Palestina, conta 15 tra Francia, Regno Unito edue membri del G20, Canada e Australia che “invitano” le altre nazioni del mondo ad esprimere anche la loro volontà. Questo appello dei 15 paesi è stato reso pubblico al termine di una conferenza ministeriale tenutasi a New York, su iniziativa di Francia e Arabia Saudita. Una soluzione diplomatica che cerca di rimanere viva nonostante le minacce della guerra in corso a Gaza e degli insediamenti in Cisgiordania.

Intanto, a Gaza, il ministero della Salute gestito da Hamas ha diffuso gli ultimi bilanci aggiornati che registrano 111 palestinesi uccisi e 820 sono rimasti feriti nella Striscia nelle ultime 24 ore in seguito agli attacchi israeliani. Tra le vittime, 91 stavano aspettato gli aiuti umanitari, si legge in un comunicato pubblicato su Telegram.Dall’inizio delle ostilità il 7 ottobre 2023, il bilancio è di 60.249 morti e 147.089 feriti. I numeri non sono verificabili autonomamente. E nel mentre,Israele non consente ai giornalisti di entrare a Gaza.

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