Una ‘finestra di speranza’, così ha commentato la notizia della riapertura parziale del Valico di Rafah Ali Shaath, capo del Comitato per Gaza. Al confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, chiuso dal maggio 2024 dalle forze israeliane che ne avevano preso il controllo del lato palestinese, il passaggio ha riaperto in entrambe le direzioni, seppur in modo limitato. Nella giornata odierna, è prevista l’uscita dalla Striscia di 150 persone, due accompagnatori per ogni palestinese bisognoso di cure, e l’ingresso di 50 persone, che potranno finalmente tornare a casa.
Per il momento, la frontiera con l’Egitto resterà tuttavia chiusa all’ingresso degli aiuti umanitari, con le Nazioni Unite e le organizzazioni non governative che continuano a chiederne una riapertura totale. Gli aiuti provenienti dall’Egitto continueranno a passare attraverso il valico israeliano di Kerem Shalom, a pochi chilometri da Rafah.
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I malati lasciano la Striscia di Gaza
La riapertura parziale di una delle poche finestre di Gaza sul mondo esterno al di fuori di Israele riaccende le speranze di migliaia di palestinesi malati e feriti che attendono impazienti di lasciare la Striscia, mentre il cessate il fuoco si rivela ogni giorno sempre più fragile. Solo sabato, infatti, secondo quanto riportato dalla Protezione civile, raid israeliani hanno causato decine di morti.
Intanto, il sistema sanitario egiziano si prepara ad accogliere i palestinesi bisognosi di cure. Come riporta l’emittente Al Qahera News, Il Cairo ha mobilitato 150 ospedali, 300 ambulanze, 12 mila medici e 30 squadre di emergenza, giacché, secondo il direttore dell’ospedale Al-Shifa, Mohammed Abou Salmiya, nella Striscia ci sono attualmente “20 mila pazienti, di cui 4.500 bambini” in attesa di assistenza medica.
Secondo l’Agenzia di Stampa Francese (Afp) tra i primi palestinesi autorizzati ad uscire figura Mahmoud, 38 anni, affetto da leucemia, che aspetta di varcare il confine per essere curato in un ospedale egiziano. “A Gaza non c’è trattamento, non c’è vita”, ha dichiarato, felice di poter finalmente ricevere assistenza medica, ma anche triste per dover i familiari in una situazione che definisce “catastrofica”. Altri sono invece pronti a tornare a Gaza. Abdel Rahim Mohammed, 30 anni, residente a Khan Younes, attende il rientro della madre, 63 anni, che aveva lasciato la Striscia nel marzo 2024 per potersi curare in Egitto da un cancro al seno. Molti temono però di non riuscire a raggiungere Rafah, situata in un’area ancora occupata dalle Idf, ritiratesi da circa metà della Striscia dall’inizio del cessate il fuoco del 10 ottobre 2025.
Secondo l’ambasciata palestinese al Cairo, i palestinesi autorizzati a tornare a Gaza potranno portare con sé solo un numero limitato di bagagli, senza oggetti metallici o elettronici, e ridotte quantità di medicinali. La riapertura dovrebbe inoltre permettere, in una data ancora da definire, l’ingresso nella Striscia dei 15 membri del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, organo incaricato di amministrare il territorio in una fase transitoria sotto l’egida del “Consiglio di pace” presieduto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Verso la riapertura totale
La riapertura totale del valico, dopo il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani detenuti Gaza, è prevista dal piano di Trump per porre fine alla guerra scatenata dal Primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu dopo l’attacco di Hamas il 7 ottobre 2023. Le autorità di Tel Aviv hanno tuttavia subordinato ogni decisione al rilascio di una “previa autorizzazione di sicurezza”, in coordinamento con l’Egitto e sotto la supervisione della missione europea Eubam Rafah.
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