La Corte europea dei diritti umani (CEDU) ha stabilito che, in alcuni casi, le decisioni dei medici sull’interruzione dei trattamenti di sostegno vitale possono prevalere sulla volontà espressa in precedenza dal paziente attraverso un biotestamento. Secondo la Corte, questa scelta non costituisce una violazione del diritto alla vita sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
La decisione, annunciata il 5 febbraio 2026, riguarda un ricorso contro la Francia presentato dai familiari di un uomo che nel proprio biotestamento aveva richiesto espressamente che non fossero sospesi i trattamenti vitali in caso di incapacità di esprimere la propria volontà. Tuttavia, il paziente morì nel 2022, quando i medici e il Consiglio di Stato francese autorizzarono la sospensione dei sostegni vitali, ritenuti medicamente sproporzionati o inutili per il suo quadro clinico.
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Il caso del 2022 in Francia, biotestamento e giudizio medico
Il paziente, la cui identità non è stata resa pubblica, aveva precedentemente espresso nel suo biotestamento la volontà di continuare a essere sottoposto a trattamenti di sostegno vitale se fosse divenuto incapace di comunicare. Tuttavia, quando la sua condizione clinica si è aggravata in modo irreversibile, il team medico, d’accordo con il Consiglio di Stato francese, ha deciso di interrompere le cure, ritenendole ostinazione irragionevole di fronte a un quadro senza prospettive di recupero.
Su questa base i trattamenti sono stati sospesi, e il paziente è deceduto. La famiglia portò la questione davanti alla CEDU, sostenendo che la sospensione delle cure violava il diritto alla vita garantito dalla Convenzione. La Corte, però, ha ritenuto che gli atti medici e le decisioni giuridiche nazionali non violassero tale diritto, perché fondate su un giudizio clinico e legale considerato legittimo nel contesto delle norme francesi.
Cosa cambia e perché è importante la sentenza
La decisione di Strasburgo sarà un esempio per i Paesi del Consiglio d’Europa con leggi simili su fine vita e direttive anticipate. In sostanza, la Corte dice che i governi possono decidere se seguire le direttive anticipate se non si adattano alle condizioni di salute del paziente. Questa decisione si inserisce in un contesto europeo in cui il dibattito sui biotestamenti, sull’eutanasia assistita e sulle scelte di fine vita è ancora legalmente e culturalmente complesso.
Ad esempio, in Francia l’iter per una legge sull’aiuto a morire, l’assistenza al suicidio, è stato al centro di forti discussioni parlamentari nei primi mesi del 2026, con il Senato che ha respinto un testo specifico prima di tornare alla discussione in Assemblea nazionale.
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