Francesca Albanese, la Relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati, ha annunciato che un tribunale del District of Columbia, a Washington, hasospeso le sanzioni imposte a suo carico dall’amministrazioneTrump.
Nel suo lavoro, l’esperta di diritto internazionale si è ampiamente focalizzata sullacampagna militare israeliana contro Hamas a Gaza, iniziata all’indomani del7 ottobre 2023. Albanese ha accusato Tel Aviv di“genocidio”e di gravi violazioni dei diritti umani nella Striscia, segnalando alcuni funzionari dello Stato ebraico allaCorte Penale Internazionale(Cpi) per un eventuale processo, tra cui il premierBenjamin Netanyahu.
Leggi Anche
Francesca Albanese, per il giudice Leon è stato violato il Primo Emendamento
In un post pubblicato su X, la giurista ha comunicato che il tribunale ha stabilito che “tutelare lalibertà di parolaè sempre nell’interesse pubblico“, ringraziando la figlia e il marito “per essersi fatti avanti per difendermi, e tutti coloro che hanno fornito aiuto finora” in base alla considerazione che“insieme siamo Uno“.
Il giudice distrettualeRichard Leonha infatti sancito che il governo statunitense haviolato i diritti di Albanese garantiti dalPrimo Emendamentoquando le ha imposto sanzioni nel luglio 2025, una misura che sembrava volerla punire per le sue dichiarazionicritiche nei confronti di Israele. Per queste ragioni, ha deciso disospenderle in via temporanea.
Francesca Albanese, la causa era stata intentata dal marito
Secondo l’amministrazione Trump, la giurista aveva condotto una“campagna di guerra politica ed economica”contro gli Stati Uniti e Israele, esortando altri Paesi a sanzionare Tel Aviv per i crimini di guerra compiuti a Gaza, così come diverse aziende statunitensi indicate comecomplici di tali azioni.
Ilmarito di Albanese, Massimiliano Cali, aveva depositato una causa a febbraio presso il tribunale distrettuale degli Stati Uniti a Washington, agendo per conto proprio, della moglie e della loro figlia. L’uomo aveva infatti lamentato ilgrave impattoche le sanzioni del Dipartimento di Stato avevano avuto sulla vita e sul lavoro della famiglia, inclusala possibilità di accedere alla loro abitazionenella capitale federale.
Il giudice Leon: “L’amministrazione Trump voleva reprimere opinioni sgradite”
Il giudice Leon, nominato dall’ex presidenteGeorge W. Bush, ha rilevato che “se Albanese si fosse opposta all’azione della Corte Penale Internazionale contro cittadini Usa e israeliani,non sarebbe stata inserita nell’elenco delle persone sanzionateai sensi dell’Ordine Esecutivo 14203“. Pertanto, a suo parere, l’effetto della decisione di Washington nei suoi confronti è stato quello di“reprimere le espressioni sgradite“.
Il magistrato ha inoltre stabilito che la giuristagode della tutela della Costituzione americana, malgrado risieda al di fuori del Paese, quini esistono legami“sostanziali”con gli Usa, sufficienti a far valere i diritti garantiti dal Primo Emendamento.
© Riproduzione riservata












