Scene tremende quelle che si susseguono nelleimmagini arrivate ieri daIsraele.Il ministro israeliano della Sicurezza NazionaleBen Gvirha pubblicato sui suoi canali social un video chiaro, fin troppo: una schiera di attivisti dellaGlobal Sumud Flotillainginocchiati e costretti con la fronte a terra nel porto di Ashod, mentre vengonoumiliati e derisi.
“Erano arrivati con tanto orgoglio, guardateli come sono ridotti ora“, diceva fiero il ministro con l’inno nazionale in sottofondo e con la bandiera di Israele fluttuante nella mano destra. Elementi simbolici, diretta espressione di una volontà: quella di dimostrare chi comanda. “Benvenuti, siamo noi i padroni di casa“, ha aggiunto.
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Le immagini, forse prevedibili, che hanno scosso il mondo
In poco tempo il video ha creato scompiglio. Si è sollevata un’indignazione collettivache ha coinvolto il mondo intero e il governo israeliano stesso. Il premier israelianoBenjamin Netanyahuha definito le azioni di Ben Gvir “non il linea con le norme e i valori del Paese“, pur difendendo il diritto di Israele a fermare la Flotilla.
Tuttavia un episodio del genere non stupisce davvero chiBen Gvirlo conosce già. Il ministro della “provocazione, dell’insulto e dell’incitamento all’odio“, capo del partito ultranazionalistaOtzma Yehudit, cresciuto nell’universo del rabbinoMeir Kahane, fondatore del movimentoKach, considerato terroristico secondo Israele e Stati Uniti. Un uomo dalle radici controverse con 6 seggi alla Knesset, che ha costruito il consenso promettendo pugno duro contro palestinesi e detenuti, liberalizzazione delle armi ed espansione degli insediamenti.
Per chi conosce questa figura politica, quanto accaduto non appare del tutto sorprendente. Dei428 attivistidella Flotilla fermati,29 sono italianie tra loro anche il parlamentare del Movimento 5 stelleDario Carotenuto. Gli avvocati del team legale che assiste il convoglio umanitario riportano testimonianze sconcertanti:costole rotte, molestie sessuali e verbali e ferite da proiettili di gomma.
Le accuse e il nodo delle acque internazionali
Gli stessi proiettili che, a detta del governo israeliano, avrebbero colpito solo lebarche. Eppure in tre risulterebbero feriti. “I trattamenti che hanno subito i partecipanti della Flotilla stavolta sono stati più duri rispetto alle altre missioni. Si nota uno schema diviolenze sistematicheavvenute sia sulle barche che durante il trasporto a terra“, ha detto sconcertata l’avvocataSuhad Bishara
del team legaleAdalah.
Il passaggio difficile ma necessario adesso è l’identificazione dei protagonisti delle violenze,dellenormeche avrebbero consentito l’arresto in acque internazionali e ladetenzionenel carcere prima dell’espulsione. A questo scopo la procura di Roma ha già aperto un fascicolo dopo il primo intervento israeliano in acque internazionali nel 2025.
I reati ipotizzati sono:tortura, sequestro di persona, danneggiamento con pericolo di naufragio e rapina. Alcune testimonianze sono già state raccolte ma ora c’è un elemento in più: un video che non necessita di rogatorie per verificare l’identità dei protagonisti. Affinché partano gli accertamenti occorre una denuncia. Gli avvocati dei manifestanti hanno già annunciato un nuovo esposto e, intanto, l’indagine è già partita.
Edith Bruck e il dolore della memoria
Mentre la burocrazia fa il suo corso ciò che resta impresso è il trattamento disumano riservato agli attivisti. Impossibile cancellare dalla mente immagini tanto forti e difficile non “provare dolore“. CosìEdith Bruck, la scrittrice ebrea 95enne sopravvissuta alla deportazione dei campi nazisti di Auschwitz, Dachau, Bergen Belsen, commenta i fatti.
“Mi sono indignata, mi si è rivoltato lo stomaco, è unavicenda che farà aumentare l’antisemitismo” ha detto preannunciando scenari disastrosi. A fare più paura è la violenza e l’umiliazione delle persone, frutto di una politica “ingiustificabile“. Bruck si scaglia apertamente contro il governoNetanyahuma si dice contraria all’iniziativa della Flotilla ritenendolaprovocatoria: “sanno benissimo che alla fine saranno arrestati“.
Eppure si tratta di una missione umanitaria. Eppure il fermo è avvenuto in acque internazionali. Le missioni della Global Sumud Flotilladividono da sempre l’opinione pubblica: se da una parte si tratta di azioni umanitarie e di resistenza civile, dall’altra può essere difficile non leggerle come provocatorie operazioni di propaganda politica che rischiano di violare i blocchi navali internazionali.
Flotilla: quando la dignità diventa il punto centrale
Il cortocircuito è tutto qui anche se, scene come quelle arrivate ieri da Israele sembrano spostare di molto l’ago della bilancia. Come nota anche Edith Bruck, “Israele alla fine danneggia se stessa”. Quando ad essere violati sono dei diritti, la “linea rossa” è da considerare ormai oltrepassata. Qui non si parla più solo dilibertà di navigazione ma di dignità della persona: una spirale difficile in cui ciclicamente l’uomo sembra tornare e da cui appare sempre più complicato uscire.
“Non vogliamo mai imparare niente dalla storia. Io seguo ogni giorno, leggo i giornali, guardo i telegiornali. Ma provo dolore nello scoprire chesiamo sempre allo stesso punto“, ha osservato Bruck. E alle sue parole resta difficile aggiungere altro. Ciò che resta è l’amara constatazione dell’anaciclosiumana: un processo naturale verso odio e sopraffazione a cui l’uomo sembra non poter sfuggire.
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