Elon Musk interviene pubblicamente dopo la diffusione di nuovi documenti legati al caso Epstein, nei quali compaiono anche scambi di email che lo riguardano. In un messaggio pubblicato su X, il miliardario ha chiarito la propria posizione, sottolineando di non aver mai visitato l’isola caraibica di Epstein né di aver viaggiato a bordo del cosiddetto “Lolita Express”, il jet privato del magnate della finanza, nonostante i ripetuti inviti ricevuti tra il 2012 e il 2013.
“Nessuno ha insistito più di me affinché i file di Epstein venissero resi pubblici”, scrive Musk, aggiungendo di essere consapevole che alcune email scambiate con il finanziere potessero apparire “fraintendibili” e prestarsi a interpretazioni malevole. “Non mi interessa che vengano usate per infangare il mio nome, ciò che conta è che si cerchi di perseguire chi ha commesso gravi crimini”, afferma l’imprenditore.
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I documenti e i nomi presenti negli Epstein Files
I fascicoli resi pubblici negli Stati Uniti citano numerose figure di primo piano della politica e dell’economia internazionale, senza che nei loro confronti siano state formulate accuse penali. Oltre a Musk, compaiono riferimenti al presidente Donald Trump, al cofondatore di Microsoft Bill Gates, al miliardario britannico Richard Branson e all’attuale segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick.
Nel caso di Bill Gates, una bozza di email Epstein fa riferimento a presunte relazioni extraconiugali, mentre i documenti mostrano rapporti amichevoli tra Epstein e Branson. I fascicoli riportano anche scambi di posta elettronica tra Epstein e Musk, inclusa una risposta del 2012 che, secondo il contesto, alluderebbe a una possibile visita mai avvenuta. Attualmente, nessuna delle persone citate risulta formalmente accusata di reati.
Le distanze e il richiamo alla giustizia
Nel suo intervento, Musk ha ribadito una netta presa di distanza da Epstein, insistendo sul fatto di aver sempre rifiutato qualsiasi coinvolgimento diretto. Il focus, secondo l’imprenditore, non dovrebbe essere sulle interpretazioni mediatiche delle email, ma sull’accertamento delle responsabilità penali di chi avrebbe effettivamente partecipato ai reati.
“Quello che mi interessa davvero è che si faccia giustizia, soprattutto per quanto riguarda lo sfruttamento atroce di ragazze minorenni”, conclude Musk. Una dichiarazione che infittisce ancor di più il dibattito su uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi anni.
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