La conduttrice televisiva e produttrice Sarah Khalifa è stata condannata a morte insieme ad altre 11 persone dal tribunale penale del Cairo, in Egitto. Secondo quanto riportato dal quotidiano egiziano al-Ahram gli imputati sarebbero stati riconosciuti responsabili della “costituzione di un’organizzazione criminale specializzata nell’importazione di sostanze destinate alla produzione di droghe e nella loro successiva commercializzazione”.
Khalifa è un volto conosciuto dal pubblico egiziano, il suo profilo Instagram supera i 2,5 milioni di follower. La condanna alla pena capitale è stata pronunciata lo scorso mese, ma la sua conferma è arrivata soltanto dopo il parere del Gran Mufti d’Egitto, passaggio previsto dalla procedura giudiziaria egiziana nei procedimenti che possono portare alla pena di morte.
Il sequestro in Egitto: oltre 750 chili di droga
Secondo le informazioni diffuse dai media egiziani e riportate anche da Tgcom24, gli investigatori avrebbero trovato più di 750 chilogrammi di droga e materie prime utilizzabili per la produzione di stupefacenti. Inoltre, durante le operazioni sarebbero stati scoperti strumenti e macchinari all’interno di 2 appartamenti trasformati, secondo l’accusa, in veri e propri laboratori clandestini. Oltre alle contestazioni legate alla droga, per gli imputati è arrivata anche l’accusa di possesso e detenzione illegale di armi da fuoco e munizioni.
Durante un’udienza dello scorso settembre, Sarah Khalifa avrebbe respinto le accuse davanti al giudice. Stando a quanto riferito dal quotidiano Akhbar al-Youm, alla domanda sul suo presunto coinvolgimento nella vicenda la conduttrice avrebbe dichiarato di non aver mai visto droga. Successivamente, la donna sarebbe stata fotografata con sostanze stupefacenti all’interno degli uffici dell’autorità antidroga.
L’appello potrebbe cambiare la sentenza
Nonostante la condanna a morte in Egitto, il procedimento non è necessariamente arrivato alla sua conclusione definitiva. Infatti, Khalifa e gli altri 11 condannati hanno la possibilità di presentare ricorso contro la sentenza. Sarà quindi l’iter giudiziario successivo a stabilire se la pena verrà confermata, modificata o eventualmente annullata.
Intanto, secondo i dati contenuti in un rapporto di Amnesty International relativo al 2025, in Egitto durante quell’anno sarebbero state emesse 492 condanne a morte, mentre le esecuzioni portate a termine sarebbero state 23. Numeri che mostrano come questa distanza, tra le sentenze capitali pronunciate dai tribunali e quelle successivamente eseguite, possa rappresentare una speranza.
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