C’è una doppia narrazione tutta italiana che caratterizza ilconflitto tra Usa, Israele e Irane che riguarda la situazione delle migliaia di connazionali che sono rimasti bloccati nei vari Paesi delGolfo. L’attacco a sorpresa,talmente inatteso che lo stesso ministro della Difesa, Guido Crosetto, è rimasto bloccato per più di un giorno a Dubai, ha terrorizzatoturisti ed espatriati italiani, che si sono trovati a fare i conti con la paura delle bombe.
Subito dopo gli attacchi sferrati dagli Usa in Iran e a seguito delle rappresaglia di Teheran verso Dubai e altri Paesi, laFarnesinaha provveduto ad inviare un messaggio a tutti i connazionali che si trovavano sui territori interessati. “Rimanete negli hotel, raggiungete i piani più bassi ed evitate di rimanere vicino alle finestre“, era questo il tenore della comunicazione, seguita dalla diffusione di un numero per contattare la task force organizzata dal ministero degli Esteri per gestire la situazione.
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Le testimonianza degli italiani a Dubai
Un’organizzazione che, però, non avrebbe convinto né coloro che sono impossibilitati a tornare in Italia, per il momento, né le loro famiglie. La sensazione è quella di essere stati abbandonati. “Siamo stati lasciati soli, nessuno della Farnesina ci ha contattati, né per mail né per messaggio, né con una telefonata“, ha spiegato una giovane in vacanza a Dubai aLa Repubblica. La ragazza si trova con un gruppo di amici in un hotel vicino al Fairmont, l’edificio che sabato è stato colpito dall’Iran.
I connazionali si sono rifugiati nel garage dell’hotel, organizzandosi con coperte e cuscini per passare lì la notte, nella consapevolezza che da tre giorni ormai la sicurezza non è più una garanzia. La storia di questo gruppo di amici è piuttosto simile a quella dimolti altri italiani che si trovano nella zona del Golfo. Si stima che vi siano circa 20mila connazionali che al momento si trovano a vivere questa situazione ma, con i turisti partiti in queste settimane p complesso dare un quadro chiaro della situazione.
A generare una certa apprensione è anche il gruppo di circa200 tra liceali e universitariche si trovava aDubaiper il progetto “Ambasciatori del futuro” dell’associazione World Student Connection.I giovanissimi sarebbero dovuti ripartire il giorno dell’attacco, quando invece è stato chiuso lo spazio aereo. I genitori di alcuni di questi hanno spiegato che al momento sono stati smistati in due hotel in cui l’alloggio è gratuito ma non il vitto. “Si stanno arrangiando come possono, ma a noi nessuno ha detto nulla“, ha lamentato una madre, che ormai da giorni vive un incubo senza fine.
La risposta della Farnesina
Al momento, ogni viaggio aereo sarebbe una scommessa per cui la Farnesina è al lavoro per comprendere in che modo organizzare i ritorni. A Dubai la situazione sembra essere tornata alla normalità, ma è troppo presto per avere certezze. “Alcuni stanno pensando di arrivare in macchina fino a Damman o Riad, in Arabia Saudita, e òì tentare di prendere un aereo. Ma il viaggio è pericoloso“, ha spiegato aLa RepubblicaMarco Morello, che da 10 anni vive a Manama, in Bahrein, insieme alla compagna.

“Il problema sono i numeri“, ha spiegato il Ministero degli Esteri, chiarendo la complessità dell’individuare tutti coloro che al momento si trovano in queste situazioni. Anche a fronte di questa problematica,la Farnesina ha creato la“task force del Golfo“, ideata proprio per aiutare il rientro dei connazionali, offrire informazioni a chi è rimasto bloccato e rasserenare la famiglie con parenti in viaggio. A comporla vi sarebbero 50 persone, pronte a rispondere a più telefonate possibile.
“Abbiamo raddoppiato gli uomini dedicati al servizioe incrementato il numero delle linee telefoniche nel consolato di Italia a Dubai“, ha spiegato il ministero diretto daAntonio Tajani. Eppure, sembra che le comunicazioni siano ancora piuttosto complesse. Dopo una riunione con gli ambasciatori del Golfo, il vicepremier ha spiegato che il personale risponde ai telefoni e coordina i lavori direttamente dalle ambasciate. “Stiamo provando ad assistere tutti gli italiani che vivono o sono di passaggio, turisti e no, in Medio Oriente e nell’area del Golfo“, ha continuato Tajani, ribadendo di star seguendo personalmente la situazione. Per gli italiani in queste aree di battaglia, però, non sembra uno sforzo sufficiente.
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