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Draghi scuote ancora l’Ue: “Rischia di diventare subordinata e deindustrializzata”

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Un’Europa incapace di difendere i propri interessi non potrà preservare a lungo i propri valori“. Ne è convinto Mario Draghi che, ricevendo la laurea honoris causa a Leuven, in Belgio, rimarca quanto il Vecchio continente abbia bisogno di potere nelle proprie mani. E di come questo richieda “che l’Europa passi dalla confederazione alla federazione“.

Parole nette e scandite con polso che sono di fatto la chiave di lettura della visione dell’ex presidente della Banca centrale europea che, ancora una volta, torna a scuotere i Paesi membri che si troverebbero dinanzi non più ad un problema di aggiustamento tecnico bensì ad una scelta politica di fondo che occorre perseguire con decisione. Ovvero, rimanere un grande mercato regolato o diventare un soggetto in grado di esercitare potere in un orizzonte mondiale che sta cambiando le carte in tavola.

Ebbene, in uno scenario geopolitico, in cui si trova nella morsa delle due grandi potenze di Stati Uniti e Cina, l’Europa deve prendere in mano il proprio destino. Draghi infatti riflette su come nei dossier in cui l’Europa ha già federato, “sul commercio, sulla concorrenza, sul mercato unico, sulla politica monetaria“, “viene rispettata come una potenza e negozia come un soggetto unitario” e al pari della controparte. Mentre, dove non lo ha fatto, e quindi sulla difesa, la politica industriale e gli affari esteri, “viene trattata come un’assemblea fluida di Stati di medie dimensioni, da dividere e gestire di conseguenza“.

Una quadro in cui, avverte l’ex premier, quando commercio e sicurezza si stratificano tra di loro, “i nostri punti di forza non riescono a compensare le nostre debolezze“, rischiando quindi di diventare “subordinata, divisa e deindustrializzata“.

Ma in questa cornice di avvertimenti e sveglie, Draghi non lascia spazio alla malinconia. Anzi, affonda e ricorda che l’ordine globale basato sulle regole, il multilateralismo a guida a stelle e strisce che ha governato il mondo dalla fine della Seconda guerra mondiale, è “defunto” e, anche se riesce difficile da credere che lo sia per sempre, i fatti vanno presi “per quello che sono“. Pragmatismo e realtà, come se il tempo per la retorica e la teoria sia scaduto e anche da molto.

Quindi, l’Europa a detta del già presidente della Banca d’Italia, deve immaginare lo scenario in cui gli Stati Uniti non saranno più disponibili a correre ai ripari per nome del Vecchio continente. “Fin dalla nascita – spiega Draghi – l’architettura dell’Ue ha incarnato la convinzione che lo stato di diritto internazionale, sostenuto da istituzioni credibili, promuova la pace e la prosperità“, in quanto nessuno Stato europeo era in grado di difendersi da solo, “la nostra dottrina di sicurezza è stata plasmata dalla protezione offerta dall’America“.

Quindi, in alleanza con Washington, Bruxelles è stata capace di affrontare qualsiasi minaccia e di portare la pace in Europa. “Senza la sicurezza garantita e con il commercio che scorreva principalmente all’interno di quell’alleanza, potevamo tranquillamente perseguire l’apertura economica come base della nostra prosperità e influenza“.

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