“Per la prima volta dal 1949 gli europei devono fare fronte alla possibilità chegli Stati Uniti non garantiscano più la nostra sicurezzae laCinanon offre un’ancora alternativa perché sta sostenendo in maniera diretta il nostro avversario, laRussia“. Ricevendo ad Aquisgrana ilpremio Carlo Magno, uno dei più prestigiosi premi europei, l’ex presidente della Banca centrale europeaMario Draghifa un’analisi delledebolezzedell’Unione e la mette in guardia dalle sfide che dovrà affrontare nel breve futuro.
Il suo è un discorso che indica le linee perrilanciare l’azione del Vecchio Continente, spingendo per un mercato comune più integrato e per una governance più efficiente Ciò affinché gli europei “riconoscano, di nuovo,cosa hanno in comunee cosa sono disposti a costruire insieme” perché, nell’attuale contesto globale ostile e aggressivo, “per la prima volta a memoria d’uomo,siamo davvero soli insieme“.
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Draghi: “Il progetto dell’Unione europea è rimasto incompiuto”
Draghi è partito dallaguerra in Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuzche hanno determinatouna crisi delle fornitureche potrebbe estendersi per mesi o anni ed avere pesanti effetti su inflazione e crescita.Il bisogno di investimenti è dunque altissimo, giacché la crescita, è lacondicio sine quaper “finanziare la transizione energetica, difendere il continente, costruire le imprese dell’era digitale e sostenere le società che invecchiano”.
L’ex presidente del Consiglio ha ricordato i meriti storici dell’Unione europea, che ha abbattuto i suoi confini interni e creatoun mercato e una moneta unici. Tuttavia, molti obiettivisono rimasti incompiuti: il mercato unico “non è concluso”, quello dei capitali ancora “frammentato”, i sistemi energetici “insufficientemente connessi” e “una gran parte della nostra economia imbrigliata da un’eccessiva regolamentazione”. Vi è poi ladipendenza eccessiva dalla Cina o dagli Stati Unitiche crea profonda vulnerabilità e che è la testimonianza del fallimento nel costruire un mercato unico sufficientemente profondo.
Draghi: “L’Europa sta rimanendo indietro sull’IA”
Un’altra debolezza europea che Draghi denuncia è la posizione sempre meno incisiva nelle tecnologie che definiranno il prossimo decennio, in particolarel’intelligenza artificiale. Per l’economista, lo sfruttamento di quest’ultima “richiedeuna mobilitazione industriale su una scala mai vistada generazioni: enormi investimenti in energia, semiconduttori, infrastrutture per computer e capitali.E l’Europa sta rimanendo indietro”.
A tal proposito, l’ex presidente della Bce crede che l’Europa debba continuare sulla strada della liberalizzazione edampliare il commercio con il resto del mondo. Questo perché politiche industriali, interventi statali e, in generale, il protezionismo sono strumenti chenon raggiungeranno gli obiettivi volutise l’Europa “non risolve anche il difetto che è alla base del suo stesso modello economico”.
Draghi: “L’autonomia militare dagli Usa è cruciale”
Alla luce di quanto elencato finora, per Draghi la risposta deve essereuna maggiore integrazione che irrobustisca l’Europa dall’interno. Al tempo stesso, l’economista riconosce che ciò che rende i 27 membri ancora riluttanti su questo punto“è la sicurezza”, ossia la dipendenza allo scudo militare di Washington. Ecco dunque che l’autonomia militare europea diviene crucialee lo sviluppo della difesa comune, per Draghi, deve necessariamente passare attraverso un serio sviluppo dell’articolo 42 paragrafo 7 del Trattato sull’Unione Europea, che garantisce unmutuo soccorso in caso di aggressione militare.
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