Minneapolis, le ultime parole della donna uccisa dall’ICE: “Non sono arrabbiata con te”

Al vaglio le immagini della bodycam dell'agente dell'ICE che ha ucciso la 37enne. Intanto, la vicenda continua a scatenare proteste negli USA

3 Min di lettura

Non sono arrabbiata con te”. Queste parole, pronunciate con un sorriso dalla 37enne Renee Good, sono le ultime registrate prima che l’agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), Jonathan Ross, la uccidesse sparandole tre colpi al volto mentre era alla guida della sua auto a Minneapolis.

Analizzato il video della bodycam

Secondo quanto diffuso dalla Casa Bianca, il video della bodycam dell’agente – lungo circa 30 secondi – dimostrerebbe che Ross avrebbe agito per autodifesa. Tuttavia, analisti e testimoni non sono d’accordo con questa versione.

La vittima aveva una mano sul volante e l’altra fuori dal finestrino quando gli agenti si sono avvicinati. “Non sono arrabbiata con te“, dice, mentre tenta di fare retromarcia. È a questo punto che l’agente, posizionato accanto al veicolo, spara dei colpi a bruciapelo sulla donna, uccidendola, e sollevando così, ulteriori dubbi sulla versione dei fatti dichiarata “ufficiale” da Washington.

Al momento, però, non è ancora chiaro cosa sia avvenuto nei momenti precedenti a questo video. Sono ancora numerosi i tasselli mancanti di questa vicenda ed è possibile che nei prossimi gironi possano essere chiariti da nuove testimonianze o, magari, dalla pubblicazione di nuovi video,

Continuano le proteste

Un episodio che sta scioccando da giorni l’opinione pubblica degli Stati Uniti: da Est a Ovest, le città americane sono messe a ferro e fuoco da folle di manifestanti in protesta. Per il terzo giorno consecutivo a Minneapolis, la città teatro del triste evento, si è svolta un’altra manifestazione pacifica, proprio nel luogo in cui Renee Good è stata colpita.

I cittadini che hanno preso parte alle proteste hanno esposto cartelli contro l’operato dellICE e chiesto il ritiro dell’agenzia dalla città. In altre zone, tra Minneapolis e Portland, alcuni manifestanti hanno danneggiato finestre di alberghi in cui si ritiene soggiornassero agenti dell’ICE, anche se la situazione è risultata più tranquilla rispetto ai giorni precedenti.

La comunità resta in apprensione, mentre le indagini sull’accaduto proseguono e le immagini della bodycam continuano a essere oggetto di scrutinio, alimentando dibattiti sulla gestione della sicurezza e sull’uso della forza da parte delle forze dell’ordine negli Stati Uniti.

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