PerUrsula Von der Leyensembra essere arrivato il momento di agire. Dopo mesi di temporeggiamenti, promesse non mantenute e aliquote dei dazi che sembrano non rispettare alcuna specifica logica, la Presidente della Commissione europea è pronta a scendere in campo personalmente per trattare con il presidente degli Stati Uniti,Donald Trump.
Come location è stato scelto ilGolf Clubdi Thurnberry, inScozia. Un posto fuori dalle righe, ma che può garantire la tranquillità necessaria ai due leader per trattare. All’arrivo di Trump, infatti, i cittadini scozzesi sono scesi in piazza per manifestare la loro contrarietà alla presenza del Tycoon nella Nazione. Slogan e titoli di giornale di vario genere – tra cui quello delThe Nationche ha chiamato Trump “il pregiudicato statunitense” – dimostrano come le politiche del miliardario siano un’ottima modalità per inimicarsi i cittadini europei.
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Nella piccola fetta di paradiso privato, quindi, Von der Leyen e il Tycoon proveranno afirmare un’intesa definitiva che ponga fine alla terribile incertezzache ormai da mesi attanaglia l’Ue. Solo due giorni fa, anche la Banca centrale europea ha sottolineato la pericolosità di questa mancanza di sicurezze, tanto da decidere di non procedere con il nono taglio consecutivo dei tassi di interesse. Il miliardario si è già espresso sulla possibilità rispondendo ad una domanda di un cronista: “Un accordo con l’Ue? C’è il 50% di possibilità“.
Intanto, sull’incontro odierno hanno iniziato a circolare le teorie più fantasiose. C’è chi ipotizza che prima dell’incontro, previsto per le 16:30 italiane, i due leader possano decidere di sfidarsi in una partita a golf. Altri invece ritengono che il vertice sia necessario soprattutto aristabilire un rapporto pacato e rispettoso tra le due sponde dell’Atlantico. Ciò che sembra sicuro, comunque, è che entrambi siano pronti a procedere con una trattativa finalizzata a raggiungere un accordo. Eppure, le variabili in campo sono numerosissime.
La via di Von der Leyen per convincere Trump a siglare un accordo sui dazi
Appena atterrato sul suolo scozzese, Trump ha voluto mettere in chiaro la situazione: “I punti critici sono forse una ventina. Non è il caso di elencarli tutti“. Una dichiarazione che sottolinea le difficoltà che oggi potrebbero incontrare il presidente Usa e la leader europea, entrambi convinti di non voler rinunciare ad alcuni dei loro punti fermi.
Se il Tycoon è stoico, con la sua decisione irremovibile di imporre dei dazi, l’Ue si scopre maggiormente malleabile, consapevole della sua posizione più debole rispetto agli Stati Uniti. L’obiettivo, quindi, è quello di ottenere l’intesa meno diseguale possibile.Von der Leyen sarà accompagnata dal commissarioper il Commercio Ue,Maros Sefcovic, mentre Trump dal segretario Howard Lutnick e l’ambasciatore Jamieson Greer, entrambi membri del team negoziale per i dazi.
Le trattative sono ormai giunte al rush finale. Senza un accordo, il prossimo 1 agosto in Europa entreranno in vigore tariffe al 30% indiscriminate. Un colpo durissimo per l’economia europea che non potrebbe superare sovrapprezzi simili. Al momento, comunque, la trattativa sembra in parte sbloccata.Bruxelles hainfattiaccettato lo squilibrio di dazi al 15%in contrasto con quelli dallo 0 al 4,8% per i prodotti americani.
Un’aliquota su cui però gli Stati Uniti non sarebbero ancora del tutto convinti. Quanto offerto dall’Unione europea, infatti, potrebbe non essere sufficiente. Innanzitutto,Trump pretende che l’Ue aumenti gli investimenti nei confronti degli Usa, in particolare smettendo di acquistare semiconduttori dalla Cina per iniziare ad acquistare quelli americani. Un punto che potrebbe avere il favore dell’Ue, come dimostra il viaggio a Pechino di Von der Leyen e Antonio Costa, in cui è stato inviato un messaggio chiaro a Washington: “Non abbiamo intenzione di aprire un canale preferenziale con il Dragone“.
A creare maggiore attrito potrebbe essere il secondo punto sulla lista di Trump. Si tratta di eliminare del tutto la possibilità di inserimento di unaWeb Tax, ovvero una tassa che andrebbe adinficiare i profitti delle Big Tech americane operanti in Europa, quali Netflix, Microsoft, Googlee molte altre. Nello specifico, gli Usa hanno chiesto di eliminare la parte della normativa che riguarda il Regolamento sulla concorrenza, ovvero il “Digital Market Act”, che mette sotto accusa le condotte di Google e Apple, e poi le norme di moderazione dei contenuti del “Digital Service Act”.
Due colonne portanti della “trasparenza” Ue che potrebbero però vacillare di fronte alla consapevolezza delle conseguenze dei dazi. In cambio, infatti, il presidente potrebbevalutare la diminuzione al 15% delle tariffe anche sul settore delle auto e dei farmaci, ovvero quelli in cui al momento le aliquote minacciate e non sono più alte. Von der Leyen ha quindi tra le mani una situazione complessa, anche nella consapevolezza che senza un accordo l’Ue dovrà essere pronta a colpire gli Usa con ben90 miliardi di contromisurein alcuni dei settori per essi più cruciali.
Inoltre, non si esclude che Bruxelles possa far ricorso al cosiddetto “bazooka dell’anti coercizione“, che prevede l’esclusione delle aziende Usa da servizi, investimenti diretti e appalti pubblici europei.
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