Il conto deidaziimposti dagli Stati Uniti durante la presidenza diDonald Trumpcomincia a tornare indietro. Diverse società cinesi quotate in Borsa hanno infatti annunciato di aver ricevuto dall’amministrazione americana ilrimborsodi parte dei dazi pagati, insieme ai relativi interessi.
La procedura riguarda le tariffe imposte sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), la legge del 1977 utilizzata dalla Casa Bianca per introdurre una parte dei dazi commerciali. A febbraio la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il presidente non può utilizzare quella normativa per imporre unilateralmente tariffe sulle importazioni.
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Le società cinesi già rimborsate
Tra le società cinesi che hanno già ottenuto i rimborsi c’èGuizhou Tyre: il 7 agosto l’azienda ha comunicato che una propria controllata estera ha ricevuto dalla Customs and Border Protection, l’agenzia statunitense per le dogane e la protezione delle frontiere,11,98 milioni di dollaritra dazi restituiti e interessi.
Nei giorni precedenti erano arrivate altre comunicazioni. L’azienda farmaceuticaZhejiang Huahai Pharmaceuticalha ricevuto14,23 milioni di dollari, con un effetto positivo stimato sull’utile netto del 2026 di circa 14,4 milioni di dollari.Hitevision, attiva nel settore delle tecnologie per l’istruzione e dei display interattivi, ha invece ottenuto 4,1 milioni di dollari.
A queste somme si aggiungono i4,6 milioni di dollariricevuti daCanature Health Technology Group, specializzata nei sistemi di depurazione dell’acqua, e i 3,4 milioni incassati daWinbo-Dongjian Automotive Technology, produttrice di componenti per automobili.
Altre società, tra cui Greenworks, Newtechwood, Shenzhen Hello Tech Energy, Hansong Technology e Zhejiang Dingli Machinery, hanno ricevuto rimborsi parziali oppure hanno già avviato le procedure per ottenerli.
Washington ha già restituito oltre 100 miliardi
Il fenomeno non riguarda soltanto le aziende cinesi. Secondo un documento depositato presso la Corte del Commercio internazionale degli Stati Uniti,al 31 luglio erano state presentate 252.496 richieste di rimborso, relative a oltre 25 milioni di importatori. Le domande accettate ammontano complessivamente a quasi129 miliardi di dollari. Di questi, più di100 miliardirisultavano già completati, certificati e trasmessi al Dipartimento del Tesoro per il pagamento.
La cifra rappresenta circa il 60% dei 166 miliardi di dollari che, secondo le stime del governo statunitense, sarebbero stati incassati attraverso i dazi introdotti sulla base dell’Ieepa. Il processo di restituzione è dunque proseguito rapidamente, nonostante le proteste di Trump, che aveva fatto delle tariffe uno dei pilastri della propria politica commerciale.
Anche Amazon e Nintendo tra i beneficiari
Tra le grandi aziende che hanno già beneficiato dei rimborsi c’è ancheAmazon, che avrebbe ricevuto circa600 milioni di dollarigià nel secondo trimestre. Il colosso dell’e-commerce ha annunciato l’intenzione di trasferire una parte del beneficio ai consumatori, dopo aver applicato aumenti di prezzo legati ai dazi.
AncheNintendoha beneficiato dei rimborsi statunitensi. L’azienda giapponese ha indicato le somme ricevute tra i fattori che hanno contribuito alla crescita dell’utile netto del secondo trimestre, salito di oltre il 50%.
A differenza di Amazon, tuttavia, Nintendo non sembra intenzionata a trasferire il beneficio ai consumatori. La società è stata anche coinvolta in una class action promossa a favore dei clienti, ma i suoi legali hanno definito l’iniziativa priva di fondamento.
Restano fuori molte piccole imprese
Il sistema dei rimborsi presenta però anche alcune criticità. La Customs and Border Protection consente infatti di presentare la richiesta direttamente soltanto all’importatore registrato, cioè al soggetto che ha materialmente versato i dazi.
Questo rischia di escludere numerose piccole e medie imprese che acquistano prodotti dall’estero attraverso intermediari e che, pur avendo sostenuto indirettamente i costi delle tariffe, non possono accedere autonomamente alla procedura. Per questo l’importatore californianoFreestyle Worldsta valutando una class action per estendere il diritto al rimborso anche alle imprese più piccole.
La partita, quindi, è tutt’altro che chiusa. I dazi contestati avrebbero coinvoltooltre 330 mila importatorie, mentre Washington continua a restituire le somme già incassate, resta ancora da definire come e quando tutti gli aventi diritto potranno recuperare quanto pagato.
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