Non c’è un attimo di pace se il tuo vicino di casa èDonald Trump. Ormai è appurato che ogni tipo di rapporto con il Tycoon non può essere considerato una sorta di patto o per lo meno un elemento su cui riporre la propria fiducia.Al presidente degli Stati Uniti piace cambiare, a volta drasticamente, idee, opinioni e soprattutto accordi. Così, mentre il mondo attendeva con ansia l’ordine esecutivo che avrebbe permesso l’entrata in vigore dei dazi oggi, 1 agosto, il Tycoon si è esibito in un nuovo trucco di magia.
Le tariffe slittano di sei giorni ed entrano in vigore il prossimo 7 agosto. Al momento non è chiaro il motivo di questa scelta, ma sembra che il titolare della Casa Bianca sia pronto a prendere in considerazione la possibilità di chiudere nuovi accordi con i Paesi interessati. Fino alla nuovadeadline, invece, i dazi rimarranno ai livelli attuali.
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Bruxelles ha comunque potuto tirare un sospiro di sollievo, visto che Donald Trump ha annunciato che le tariffe che entreranno in vigorenell’Uerispetteranno l’aliquota massima del 15% decisa la scorsa domenicain Scozia. L’imprevedibilità del Tycoon aveva infatti lasciato la Commissione europea con il fiato sospeso, tanto da temere che oggi il presidente potesse tradire Ursula Von der Leyen e annunciare tariffe diverse da quelle pattuite.
Al momento, comunque, manca ancora la dichiarazione congiunta dei due Paesi.I dettagli da discutere sono troppi e sembra che le due delegazioni stiano avendo delle difficoltàa trovare compromessi che siano davvero equi. Così, continua a mancare un accordo sul settore del vino, dei farmaci e dell’acciaio. Tre settori strategici per l’Ue, che continua a spingere al fine di avere esenzioni che possano di fatto aiutare le proprie industrie.
Dazi: il nuovo strumento di coercizione di Donald Trump
Le ultime evoluzioni del Tycoon hanno inoltre permesso di comprendere quanto idazinon siano solamente uno strumento economico, ma anche una sorta diarma da utilizzare per spingere gli altri Paesi a piegarsi alla volontà degli Stati Uniti. Donald Trump non ha esitato a minacciare dazi secondari nei confronti delle Nazioni che acquistano petrolio dalla Russia, nel caso in cui quest’ultima non raggiungesse una tregua con l’Ucraina entro 8 giorni.
Il miliardario non si è fatto scrupoli ad aumentare le tariffe doganali alBrasileper prendere posizione contro la carcerazione dell’ex presidenteBolsonaroo alCanadanel caso in cui decidesse di riconoscere lo Stato della Palestina (Ne abbiamo parlato qui). E allo stesso modo, non si è privato della possibilità di colpire l’Unione europea, colpevole di avere regole troppo stringenti sui commerci, di avere un regolamento sulla trasparenza e sulla competitività.
Il titolare della Casa Bianca ha dimostrato che il potere politico e il potere economico sono ormai uniti in maniera imprescindibile.La potenza di un Paese si misura oggi dalla sua capacità economica, dall’influenza che i suoi commerci nel mondo. Donald Trump è ormai l’incarnazione di un cambio di epoca, di una svolta nei tempi che è destinata a modificare il modo in cui i Paesi attuano politiche, la modalità in cui si sigla un accordo. Il Tycoon ha dimostrato che nessuno è al sicuro e che anche il migliore degli alleati, improvvisamente può tradire la tua fiducia.
Le partite ancora aperte dell’Unione europea
Intanto, a Bruxelles si continua a riflettere sulle possibili conseguenze dei dazi. L’accordo per la tariffa unica al 15%, ad esclusione dell’acciaio, appare sostenibile. Solo la Francia diEmmanuel Macron continua a spingere per maggiori sicurezze, per accordi che lascino fuori dall’aliquota maggiorata più settori possibile. Il resto dei Paesi membri, chi più chi meno, si organizza per cercare di ammorbidire il colpo.
In attesa che le due delegazioni prendano accordi sui settori strategici da escludere,il 7 agosto si stima che l’aliquota al 15% riguardi tutte le esportazioni europee, o almeno quelle che viaggiano verso gli Usa. Vino, farmaci e semiconduttori saranno quindi compresi nella lista,finché Bruxelles non riuscirà a raggiungere un accordo con gli Stati Uniti.
Si ipotizza che gli Usa possano spingere sul terreno dellaWeb Tax, per assicurarsi che le Big Tech americane non siano colpite da eventuali tassazioni future. L’Unione europea, però, non ha intenzione di cedere a questo ricatto sostenendo di voler tutelare la propria autonomia regolatoria. Ad ogni modo, per il momento non sono previste tassazioni di alcun tipo nel settore.
Ancora una volta, quindi, la partita sui dazi non è ancora chiusa.L’incertezza continua a regnare sovrana, mentre Bruxelles cerca di ammorbidire il colpo, di dimostrare che la crisi attuale può essere solo momentanea. Eppure, il dolore rimane percettibile anche sotto gli unguenti di Ursula Von der Leyen: l’Ue ha accettato la ghigliottina di Trump, eppure ancora adesso ogni certezza vacilla.
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