Ruanda, Uganda e Ghana. Sarebbero questi i tre Paesi africani che l’Italia porterà al tavolo del Consiglio europeo d’emergenza sui migranti convocato per oggi alle 14, dopo lacrisi di Ceuta, su spinta di Roma e Copenaghen e da cui ha avuto vita la lettera di 22 stati membri.
Tre Paesi dove costruire una serie di hub sul modello di quelli nati in Albaniaper l’identificazione e il rimpatrio di migranti clandestini, finanziati con fondi Ue. In questi tre casi i negoziati sono già in fase di discussione su avvio di Germania e Danimarca. E secondo l’idea italiana, si tratterebbe di hub dagestire in condivisione tra i Paesi europei.
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Ma nell’ambito della riunione preparatoria di ieri in ottica del vertice odierno tra i ministri dell’Interno dei 27, è emersa una richiesta prettamente giuridica. Il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, da quanto appreso, porterà all’ordine del giorno la proposta di attuare la “dichiarazione di Chisinau“. Ovvero, mettere in pratica quel testo siglato tre mesi da dai 46 stati del Consiglio d’Europa, e che riguarda la revisione dei regolamenti della Corte europea dei diritti dell’uomo, la Cedu.
In sostanza, per il governo italiano per “adeguare il quadro giuridico internazionale alle sfide poste dalla moderna migrazione irregolare“, si chiede di avere particolare attenzione per tutti quei “soggetti ritenuti pericolosi o accusati di gravi reati, ponendo l’accento sulla sicurezza pubblica“, riconoscendo “l’innegabile diritto sovrano degli Stati di controllare l’ingresso e il soggiorno degli stranieri, unito all’obbligo di proteggere i confini nel rispetto della Cedu“.
In sintesi, si tratterebbe ditrovare un giusto equilibrio tra i diritti dei migranti e la sovranità degli Stati. Un nodo che il premier Giorgia Meloni e la danese Mette Frederiksen stanno cercando di sciogliere da mesi alla corte di Bruxelles. E nel pacchetto di Piantedosi, prendono forma anche altre proposte da avanzare. Tra questi, ilrafforzamento di Frontex e dei partenariati economici affinché si incentivino i Paesi terzi a ospitare i centridi rimpatrio in cambio di cooperazione e investimenti nonché vantaggi sui dazi.
Ebbene, come emerso dal summit preparatorio tra gli ambasciatori Ue, il Coreper svoltosi ieri, l’obiettivo unico condiviso è “rafforzare gli strumenti contro l’immigrazione irregolare, eliminando i fattori di attrazione e aumentando la capacità di deterrenza dell’Unione“, spiegano da Palazzo Chigi, puntualizzando come i Paesi membri, dunque anche l’Italia, hanno espresso “una forte solidarietà”nei confronti della Spagna, colpita dall’onda migratoria di Ceuta, oltre ad aver apprezzato la rapidità dell’intervento.
Un tentativo di riappacificazione riuscito tuttavia a metà.Lo strappo tra Italia e Spagna, infatti, appare ancora sensibilee rischia di avere ripercussioni importanti sui principali file europei del prossimo autunno. Il governo Meloni sulla crisi di Ceuta “non è stata all’altezza”, è stato il nuovo attacco sferrato da Madrid a Roma. E a riportare in auge l’attrito, questa volta, è stato il ministro degli Esteri iberico José Manuel Albares che non ha esitato a puntare il dito contro la destra spagnola per le sue posizioni “irresponsabili“.
La replica dell’Italia, da un punto di vista governativo, è stata prima affidata al Viminale che ha ricordato come con il governo Meloni gli sbarchi abbiano registrato “un calo del 55% rispetto all’anno scorso e di circa l’82% sul 2023, primo anno di insediamento dell’esecutivo“. “Al ministro degli Esteri spagnolo non rispondo io, ma i numeri. Numeri che sono il frutto di un duro lavoro, di accordi bilaterali con otto Paesi di origine e transito che oggi promuovono flussi migratori regolari e sicuri e contrastano il traffico di esseri umani“, ha poi rincarato la dose il ministro degli EsteriAntonio Tajani.
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