A distanza di qualche settimana dalla strage di Capodanno di Crans Montana, il dolore per le 41 vittime inizia a fare spazio ad una riflessione più profonda e, per certi versi, amara sulle responsabilità istituzionali. L’inchiesta coordinata dalla Procura di Sion sta portando alla luce una realtà fatta di intoppi tecnici e carenze strutturali.
Le recenti ammissioni di Christophe Balet, responsabile della sicurezza di Crans-Montana, hanno tracciato un quadro complesso: tra software di gestione non aggiornati e la mancanza di abilitazioni specifiche, i controlli nel locale erano fermi al 2019. Una lacuna temporale che oggi pesa come un macigno sul bilancio di 115 feriti e decine di famiglie spezzate.
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Il disagio dei Sindaci: una crisi di sistema
In questo clima di incertezza, i sindaci del distretto di Sierre hanno scelto la strada della trasparenza. In un documento congiunto, le autorità locali hanno definito “inapplicabile” l’attuale legge cantonale sulla prevenzione incendi. Il messaggio è chiaro: i Comuni non hanno le risorse, né il perimetro d’azione necessario per garantire verifiche annuali così capillari.
Non è una protesta fine a se stessa, ma un grido d’aiuto che arriva a ipotizzare le dimissioni di massa. “Sia i responsabili tecnici che le autorità politiche rischiano di dover rinunciare ai propri incarichi”, scrivono, sottolineando l’impossibilità di farsi carico di una responsabilità che sentono sovradimensionata rispetto ai mezzi a disposizione.
Parmelin a Meloni: “Moretti libero. Ora la giustizia farà il suo lavoro”
Sul fronte diplomatico, il Presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin ha cercato di gettare acqua sul fuoco delle tensioni con l’Italia. Incontrando la premier Giorgia Meloni a Milano, Parmelin ha risposto con fermezza ma empatia ai dubbi italiani sulla gestione giudiziaria degli indagati.
Pur ribadendo il principio della separazione dei poteri, il Presidente svizzero ha evidenziato che la liberazione di Moretti è ora competenza della giustizia che dovrà svolgere il suo lavoro. Parmelin ha poi mostrato vicinanza al dolore espresso dalla premier, confermando che i rapporti tra i due Paesi si stanno faticosamente normalizzando.
Crans Montana lancia uno sguardo ai vertici
Il dibattito legale, intanto, si sposta verso l’alto. Come sottolineato da diversi giuristi, l’omissione del singolo funzionario comunale potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. Se il controllo locale è mancato, la lente d’ingrandimento della Procura si sposterà inevitabilmente sul Cantone del Vallese, l’organo che avrebbe dovuto vigilare sull’operato dei Comuni.
La prossima settimana, con i nuovi interrogatori agli ex responsabili della sicurezza e ai proprietari del locale, si cercherà di aggiungere un tassello definitivo a questo mosaico. La speranza è che, oltre alle responsabilità penali, emerga la volontà di riformare un sistema che, nel cuore della Svizzera, ha mostrato tutta la sua vulnerabilità.
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