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Cisgiordania sempre più calda: Netanyahu valuta annessioni fino al 60% del territorio

Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa'ar, ha informato il suo omologo statunitense Marco Rubio che in Israele si sta discutendo dell'applicazione della sovranità israeliana sui territori della Cisgiordania. Secondo Axios, si tratterebbe di una ritorsione per l'imminente riconoscimento della Palestina da parte di alcuni Paesi occidentali, come confermato da funzionari israeliani, statunitensi ed europei

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Il secondo anniversario del conflitto tra Israele e Hamas si avvicina sempre di più. A quasi due anni dall’inizio della guerra, il destino della Palestina e della Cisgiordania sembra più incerto che mai. Negli ultimi mesi, una serie di escalation hanno portato la popolazione della Striscia di Gaza a vivere in condizioni brutali e disumane. Oltre alle bombe, la morte è provocata dalla mancanza di viveri e di beni di prima necessità, oltre alla scarsità di medici ed ospedali funzionanti.

Mentre le opinioni pubbliche internazionali iniziano ad interrogarsi sull’aspetto etico del conflitto, in Israele di riflette su come porre fine al conflitto il più velocemente possibile. Le strade per ora sembrerebbero due: da un lato la soluzione diplomatica, con un accordo per la liberazione degli ostaggi e successive trattative per una pace duratura sul territorio, dall’altro c’è l‘intensificazione degli attacchi per convincere Hamas alla resa e “liberare” il territorio palestinese dalla minaccia del gruppo islamico.

A spingere Netanyahu verso la seconda opzione è l’influenza del presidente Usa, Donald Trump. Il capo della Casa Bianca solo alcune settimane fa aveva sottolineato di credere che Hamas non rinuncerà agli ostaggi, in quanto rappresenterebbero per la sua organizzazione una sorta di “scudo umano“. Proprio per questo, la soluzione negoziata non dovrebbe essere presa in considerazione. Così, dopo una serie di scontri tra il governo e l’esercito israeliano, Netanyahu ha presentato il piano per la “liberazione” della Striscia di Gaza, che in poche settimane dovrebbe portare alla distruzione del gruppo.

L’influenza di Donald Trump sulle scelte di Netanyahu

Una scelta accolta con favore dagli Usa, che hanno deciso di emanare una sospensione radicale delle approvazioni di quasi tutti i tipi di visti per visitatori per i titolari di passaporto palestinese, come riportato dal New York Times. In questo modo, sarebbe impossibile anche per i palestinesi della Cisgiordania e della diaspora palestinese di entrare in Usa con vari tipi di visti non-immigranti. Le misure, infatti, riguardano i permessi per cure mediche, studi universitari, visite ad amici o parenti e viaggi d’affari, almeno temporaneamente.

In Israele, però, lo Shin Bet e il Mossad temono che il sostegno di Donald Trump sia solo temporaneo. Le immagini crude del conflitto potrebbero infatti convincere il Tycoon a cambiare opinione sul conflitto e a lasciare Tel Aviv senza il suo supporto. Per questo motivo, il capo di stato maggiore Eyal Zamir e l’establishment della sicurezza vorrebbero procedere con l’opzione dell’accordo sugli ostaggi. Un terreno piuttosto scivoloso, viste anche le tensioni interne al Paese, dove i familiari dei cittadini ancora nelle mani di Hamas continuano ad organizzare proteste per convincere il governo a riportare a casa i loro cari.

L’ultima protesta ha avuto luogo ieri pomeriggio, fuori dalla Kyria di Tel Aviv, ovvero l’edificio in cui si stava svolgendo la riunione di gabinetto del governo Netanyahu. “Non alzatevi finché non sarà raggiunto un accordo per il ritorno a casa di tutti“, gridavano i manifestanti, inconsapevoli che nel corso della riunione l’argomento non sarebbe stato trattato. Al centro del vertice, invece, c’era la possibilità per Israele di annettere interi settori della Cisgiordania, ovvero il territorio conteso in cui sono presenti numerosi coloni israeliani.

Il nodo della Cisgiordania: Israele si prepara ad annettere parti di territorio

Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha informato il suo omologo statunitense Marco Rubio che in Israele si sta discutendo dell’applicazione della sovranità israeliana sui territori della Cisgiordania. Secondo Axios, si tratterebbe di una ritorsione per l’imminente riconoscimento della Palestina da parte di alcuni Paesi occidentali, come confermato da funzionari israeliani, statunitensi ed europei.

Una fonte avrebbe anche riferito che il ministro israeliano per gli Affari Strategici Ron Dermer avrebbe riferito alla consigliera per il Medio Oriente del presidente francese Emmanuel Macron, Anne-Claire Legendre, che Israele avrebbe annesso tutta l'”Area C“, che costituisce il 60% della Cisgiordania. Un’altra opzione sarebbe l’annessione degli insediamenti israeliani e delle vie di accesso ad essi, che costituiscono circa il 10% della Cisgiordania, a cui potrebbe aggiungersi anche il territorio della Valle del Giordano.

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