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Cisgiordania, Londra accusa di ‘pulizia etnica’: chiuso il consolato inglese

Dopo che Miliband, ministro degli esteri inglesi ha accusato la Cisgiordania di avallare la pulizia etnica, Israele ha preso dei provvedimenti, decidendo di chiudere il consolato britannico. Nel frattempo altri 11 Paesi si sono schierati dalla parte dell'Uk, a differenza dell'Italia che è rimasta in silenzio

3 Min di lettura

12 Paesi hanno accusato la Cisgiordania di aver fatto una ‘pulizia etnica‘ e ciò sta portando ad una grande frattura. L’Italia, invece, ha deciso di non prendere alcuna posizione in merito.

In particolare, il ministro degli Esteri inglese, Miliband, ha accusato la Cisgiordania di chiudere gli occhi davanti a tutto ciò che sta accadendo e 11 paesi hanno concordato con questa sua affermazione. Queste parole hanno infastidito il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar che le ha dichiarate “scandalose e false, tentativo di interferire nella politica israeliana nella campagna elettorale”.

Cisgiordania, Londra procede con le sanzioni

Il primo passo di frattura è stato compiuto da Londra che ha deciso di sanzionare la Cisgiordania. “Abbiamo già sospeso oltre 30 licenze per armi utilizzate dalle forze armate israeliane a Gaza e tale sospensione rimane pienamente in vigore. Ora rifiuteremo anche tutte le richieste di licenza per armi e altre esportazioni che contribuiscono materialmente all’occupazione, di fatto un doppio blocco contro la vendita di armi”, ha annunciato Miliband. Tutto ciò rimarrà in vigore fin quando Israele non smetterà di compiere questo genocidio. Poi ha annunciato “azioni contro specifiche aziende e individui che forniscono servizi quali costruzioni, infrastrutture, finanziamenti o immobili per l’espansione degli insediamenti” in Cisgiordania.

Oltre a ciò si aggiungono delle misure come il divieto per le aziende di pubblicizzare immobili in vendita negli insediamenti e nuove sanzioni contro i “coloni estremisti”. Tra 6-9 mesi queste misure verranno approvate ed entreranno in vigore.

Miliband ha quindi formalizzato la definizione degli insediamenti israeliani come entità “illegali” secondo il diritto internazionale. Inoltre ha parlato delle “traumatiche” devastazioni a Gaza degli ultimi anni, le “sofferenze indicibili” patite dai palestinesi Striscia e “il terrorismo dei coloni” estremisti in Cisgiordania. Ha quindi riconosciuto i crimini di guerra commessi da Israele, aprendo anche a un eventuale riconoscimento del reato di “genocidio”.

Cisgiordania, la risposta di Israele

La risposta da parte di Israele non si è fatta attendere: il ministro degli Esteri Sa’ar risponde ha accusato Londra di aver dato “sostegno ai terroristi con il meccanismo ‘pay for slay”‘. Ha annunciato, inoltre, la chiusura del consolato inglese a Gerusalemme Est e l’espulsione dei rappresentanti del Regno Unito nel centro di coordinamento del Board of Peace a Kiryat Gat e della forza ‘British support team’ a Ramallah, che addestra forze dell’Autorità palestinese. Inoltre 12 funzionari di Londra “attivi nel boicottaggio e nella delegittimazione contro Israele” avranno il divieto di ingresso da ora in poi.

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