Mentre ilMedio Orienteresta una polveriera e la pace sembra un lontano miraggio, laCinarafforza strategicamente le sue relazioni bilaterali. Il presidenteXi Jinping effettuerà infatti una visita di Stato in Corea del Norddall’8 al 9 giugno, su invito del leader supremo del PaeseKim Jong Un. Per Xi si tratta del primo viaggio a Pyongyang dal2019e segnala che, dopo anni altalenanti, il rapporto tra le due nazioni sembratornare forte.
Per la Corea del Nord la Cina rappresenta un partner fondamentale
Infatti, nonostante Pyongyang dipenda dalla Cina per il95% del commercio totale e l’85% delle esportazioni, come avevano segnalato nel 2022 i dati del Comitato nazionale sulla Corea del Nord, un think tank con sede a Washington, negli ultimi anni il Paese ha compiuto un percorso di progressivoavvicinamento alla Russia, rafforzando il legame militare e ottenendo da Mosca aiuti finanziari,tecnologia militare, generi alimentari ed energia. Questo non significa tuttavia che Kim Jong Un possa fare a meno di Pechino, giacché la Corea del Nord è uno dei paesidiplomaticamente più isolati al mondo, oltre che essere oggetto di pesanti sanzioni internazionali, fatto che rende la Cina unafonte vitale di sostegno politico ed economico.
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Per Xi sarà il primo viaggio ufficiale all’estero di quest’anno: una conferma dell’attivismo diplomatico cinese, dopo le visite in Cina del presidente statunitenseDonald Trump, avvenuta a maggio, e di quello russoVladimir Putin, invitato a Pechino lo scorso agosto insieme al leader nordcoreano in occasione della parata militare per l’ottantesimo anniversario dellavittoria sul Giappone nella Seconda guerra mondiale. Come affermato da Lim Eul-chul, esperto di Corea del Nord presso l’Università di Kyungnam, in Corea del Sud, “la Cina sta incontrando leader di tutto il mondo, coordinando le posizioni e svolgendoun ruolo di mediazione“.
La preoccupazione della Corea del Sud
La notizia della visita del leader cinese a Pyongyang ha prevedibilmente scatenato la preoccupazione dellaCorea del Sud, che da anni teme una possibile nuovainvasione da parte della Corea del Nord, dopo quella che nel 1950 scatenò una sanguinosa guerra durata 3 anni e conclusasi con unarmistizioa cui non fecemai seguito un trattato di pace.
Tutti i timori di Seul sono state resi manifesti da un comunicato emesso dal Ministero degli Esteri, nel quale si auspica che “gli scambi tra Corea del Nord e Cina si sviluppino in modo dacontribuire alla pace e alla stabilitànella penisola coreana” e che Pechino possa svolgere un ruolocostruttivonell’affrontare le spinose questioni relative ai rapporti tra i due Paesi divisi dallaZona demilitarizzata.
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