Nicolas Maduro è stato fermato dall’esercito degli Stati Uniti e trasferito in una seconda posizione fuori dal Paese. Una notizia sconvolgente, che apre ad una serie di scenari che per il momento non sono ancora del tutto prevedibili. Per comprendere meglio quanto accaduto oggi, però, è necessario analizzare una delle figure più ambigue della storia politica recente.
Maduro non è il semplice leader di uno Stato sudamericano, ma è un personaggio estremamente divisivo all’interno del suo Paese, accusato da più fronti di aver truccato ogni elezioni a cui ha preso parte al fine di rimanere al potere. Il 64enne è divenuto presidente per la prima volta nel 2013, a seguito della morte di Hugo Chavez, leader populista di sinistra e mentore di Maduro.
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Eppure, la sua vita non è sempre stata dedicata alla politica. Maduro ha svolto inizialmente il lavoro di autista di autobus, per poi avvicinarsi al mondo dei sindacati e successivamente a quello della politica. Nel corso della sua carriera, ha svolto il ruolo di ministro degli Esteri e di vicepresidente di Chavez. Eppure, Maduro non ha mai raggiunto la popolarità del suo predecessore, il quale era molto più carismatico e dotato di un naturale senso della comunità.
Nicolas Maduro, gli anni della repressione
Dopo la sua elezione, gran parte dei timori dei cittadini sono divenuti realtà. L’economia venezuelana è crollata dopo anni di cattiva gestione, anche da parte di Chavez. Nello specifico, i controlli sui prezzi e i sussidi hanno prosciugato i fondi dello Stato dipendenti dal petrolio. La stampa di moneta ha provocato una iperinflazione e le importazioni di cibo e medicinali sono divenute inaccessibili.
La risposta di Maduro a queste problematiche e alle proteste dei cittadini è stata la repressione. Un regime duro che ha preoccupato anche coloro che da esterni hanno osservato la situazione peggiorare di anno in anno. Il presidente è stato rieletto nel 2018 e nel 2024, con entrambe le elezioni che sono state ritenute truccate.
Lo scorso anno, poi, presidente eletto Donald Trump ha deciso di riconoscere come reale presidente il candidato dell’opposizione, Edmundo González, imponendo anche sanzioni ai funzionari elettorali per presunta manipolazione del risultato.
Nonostante le proteste globali, Maduro ha prestato giuramento per il suo terzo mandato a gennaio. Poco dopo, Trump ha dato inizio alla narrazione secondo cui il presidente venezuelano sarebbe alla guida del cosiddetto ‘Cartello dei Soli’ che inonda gli Stati Uniti di droga.
Alcuni mesi fa, hanno avuto inizio le operazioni nel Mar dei Caraibi, finalizzate a cercare di fermare le presunte navi venezuelane che trasportavano droga. Una serie di escalation che ha poi portato all’attacco di questa mattina, i cui dettagli devono ancora essere chiariti.
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