Un giorno prima dell’inizio dell’ondata migratoria a Ceuta, il Centro nazionale per l’immigrazione e le frontiere (Cenif) della polizia nazionale spagnola aveva emesso una prima allerta sul rischio di arrivi di massa.
Il documento, datato 29 luglio, era destinato ai posti di frontiera di Ceuta e Melilla. Secondo quanto riferito dalla giudice dell’Audiencia Nacional, María Tardón, nel provvedimento con cui ha disposto l’avvio delle indagini, l’allerta indicava come “estremo” il livello di rischio in caso di ingressi coordinati a nuoto o attraverso il superamento della barriera di frontiera.
La circostanza entra in contrasto con quanto dichiarato giovedì dal premier Pedro Sanchez durante l’informativa al Congresso dei deputati. Il capo del governo aveva affermato che l’esecutivo non aveva ricevuto alcuna “allerta“ in grado di segnalare l’eccezionalità e la portata dell’evento.
L’inchiesta sui passaggi dal Marocco
La giustizia spagnola ha aperto un’inchiesta sull’ingresso di oltre 70mila migranti a Ceuta alla fine di luglio. L’indagine è stata avviata dal tribunale di Madrid competente anche per determinati reati commessi all’estero.
Alla base del procedimento c’è soprattutto un rapporto della polizia spagnola, secondo cui l’arrivo dei migranti non sarebbe stato il risultato di eventi “incidentali, occasionali o spontanei“. Nel documento, successivamente consultato dall’Afp, gli investigatori parlano di una “chiara e indubbia gestione volta a favorire” il processo di ingresso dal territorio marocchino.
La giudice Tardón ha inoltre ricordato che l’utilizzo dei flussi migratori può rientrare tra i metodi impiegati nelle azioni di guerra ibrida contro gli Stati. Secondo una nota della corte, dai fatti potrebbero emergere illeciti in grado di compromettere “la pace o l’indipendenza dello Stato” spagnolo.
Le responsabilità ancora da accertare
Nonostante le conclusioni contenute nel rapporto, il governo di Pedro Sanchez sostiene che non esistano “prove solide” di un coinvolgimento del Marocco nell’ingresso di massa. Rabat rivendica la sovranità su Ceuta, enclave spagnola situata sulla costa nordafricana. Le autorità marocchine non hanno commentato direttamente il documento della polizia, mentre la stampa del Paese lo ha definito approssimativo e privo di prove materiali.
L’inchiesta dovrà quindi chiarire se vi sia stata una gestione organizzata dei flussi e se eventuali responsabilità possano essere attribuite a soggetti o autorità coinvolti.
I morti e le tensioni nell’enclave
Nel provvedimento la magistrata ipotizza anche possibili reati contro i diritti dei cittadini stranieri, collegati a eventuali “omicidi colposi”. Almeno 83 persone sono morte mentre tentavano di raggiungere Ceuta a nuoto.
Nelle ore successive all’ingresso di massa, la maggior parte dei migranti è rientrata in Marocco, mentre diverse migliaia sono rimaste nell’enclave. La loro presenza ha alimentato episodi di violenza e manifestazioni da parte dei residenti, che ne chiedono l’espulsione.
Le indagini dovranno ora ricostruire la dinamica degli arrivi, il ruolo delle autorità coinvolte e le eventuali responsabilità per le vittime e per la gestione della crisi.
© Riproduzione riservata


