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Ceuta denuncia ‘collasso sanitario’, Madrid smentisce. Iniziano le proteste dei migranti

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Chiediamo asilo, siamo esseri umani“. Si rincorrono in un loop costante, gli slogan in spagnolo dei migranti marocchini in protesta sulla spiaggia diCeuta. Seduti in terra, con una grande bandiera bianca e con cartelloni realizzati su pezzi di cartonato e le frasi di apprezzamento per il premier spagnolo Pedro Sanchez.

Si tratta di alcuni dei migranti entrati nell’exclave iberico a nuoto lo scorso 30 luglio e da allora vivono lì, in riva al mare, tra capanne improvvisate, alberi e qualche doccia all’aperto. Una manifestazione apparentemente spontanea e pacifica che arriva dopo che negli ultimi giorni il governo di Ceuta ha chiesto che per le persone entrate con lo tsunami con vengano concessi asili, in quanto la città autonoma spagnola non riesce a gestire la presenza di migliaia di migranti rimasti lì.Le stime locali parlano di circa 10mila persone rimaste, per le quali il personale sanitario del’exclave denuncia un sovraccarico nel lavoro, e il “timore di contrarre malattie” infettive.

Una situazione preoccupante, quindi, quella che si staglia all’orizzonte, nonostante da Madrid si smentisce la possibili crisi sanitaria ma si ammette la criticità generale nella gestione. La ministra della Salute spagnola,Monica Garcia, ha infatti smentito categoricamente che si stia verificando un collasso del sistema sanitario a causa della crisi migratoria, pur non nascondendo che vi siano “aree particolarmente sotto pressione“, tra cui i Pronto Soccorso e la Medicina interna, e parlando di un semplice “sforzo extra” dei professionisti aver assistito 5.800 migranti negli ultimi 15 giorni.

Ma la titolare della Sanità, a margine della riunione a Ceuta con i responsabili dei servizi sanitari e il sindaco-presidente dell’exclave Juan Jesus Vivas, sembra entrare in una sorta di contraddizione, o meglio di puntualizzazioni che sembrano cercare sminuire l’emergenza: “A Ceuta c’è una crisi umanitaria? Sì. C’è un rischio per la salute pubblica derivato dall’affollamento di queste persone per strada? Sì“, ha dichiarato Garcia segnalando che “l’urgenza non è nell’ospedale, è fuori, sul territorio“, chiedendo alle autorità locali “spazi sicuri” per “dare condizioni di salubrità ai migranti“.

Insomma, ormai sono passate più di due settimane dall’ondata imprevista di fine luglio e i migranti che hanno raggiunto la città indipendente spagnola non sembrano volersi arrendere: “Chiediamo giustizia e non vogliamo essere più discriminati. Anche noi abbiamo diritto all’asilo come gli altri Paesi dell’africa, come l’Algeria ad esempio“. Una richiesta che vorrebbe trovare giustificazione in quella che definiscono un “guerra fredda” che attanaglia la quotidianità: “Anche noi abbiamo una guerra, la guerra fredda mossa dalla corruzione della nostra classe politica che non ci permette di sopravvivere“, “il Marocco è come gli altri Paesi dell’Africa”, quindi, “chiediamo all’Europa che venga inserito tra i Paesi che hanno diritto all’asilo“.

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