Che ormai siano saltati tutti gli schemi che, comunque, in un modo o nell’altro, ci avevano tenuti a galla per decenni in unasituazione di pseudo-paceè chiaro anche ai bambini, ma nessuno avrebbe immaginato che, ad un Vertice della NATO, al più alto livello politico, il Leader “elettivamente scaduto” di una Nazione che non è dell’Alleanza e neanche della UE si incontri in un bilaterale con un altro Leader, autoproclamatosi Presidente di un Paese mediorientale, che ha precedenti di militanza operativa in ISIS e Al Qaeda e che, sino a poche settimane fa, aveva sulla testa una taglia USA di 40 milioni di Dollari.
Si perché al Meeting NATO di Ankara,Zelensky, presente ovunque tranne che in Ucraina, ha ritenuto di poter incontrare Al Sharaa, il Presidente siriano con seri e sanguinosi precedenti da jihadista, probabilmente perparlare di forniture di droni ucraini, realizzati con i soldi dei contribuenti europei, utili per soffocare le rivolte di antichi compagni di merende, che han fatto sentire le proprie bombe anche al Presidente Macron, in visita a Damasco pochi giorni fa.
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D’altra parte, il Leader di Kiev di soldi ne ha in abbondanza per poter pensare in grande, con affari qua e là per il mondo dove si combatte, visto che dall’Europa ha appena ricevuto altri90 miliardi di Euro e dalla Turchia è ripartito con in tasca 70 miliardi di dollari elargiti dall’Alleanza per il 2026e la promessa per altrettanti per l’anno prossimo.
Questo perché, nella dichiarazione conclusiva, all’unisono, i Capi di Governo/Stato hanno perentoriamente affermato “Ukraine contributes to transatlantic security,”sdoganando così Kiev da vittima di un’aggressione a parte integrante della difesa occidentale, contro una Russia che viene definita come “long-term threat to Euro-Atlantic security and stability“. Due assunti che fanno felici Trump e, ovviamente, Zelensky, mache inchiodano i Paesi Membri europei allo scontro con Mosca, precludendo loro qualsiasi eventuale via diplomatica, che non passi attraverso la chimerica sconfitta di Putin.
Se poi nella dichiarazione finale si può anche leggere che “European Allies and Canada now finance the vast majority of security assistance to Ukraine through bilateral and multilateral means”, ilsuicidio economico – finanziario europeo, già da tempo drammaticamente avviato,può consumarsi definitivamente, a grande beneficio degli USA, che incrementeranno il già cospicuo incasso per quel gas e quelle armi che gli allocchi europei continueranno a dover comprare oltre oceano.
Significative e sintomatiche le dichiarazioni rese dai vari Leader, al termine del Vertice. Il pieno successo americano lo ha rimarcato un gongolante Trump, che ha sottolineato “un’unità straordinaria” dell’Alleanza. E grazie!Il vertice è stato il festival del supino appiattimento al suo volere dei Capi europei, che si son presentati con il compitino in mano, per dimostrare i rispettivi progressi verso l’obiettivo di spesa militare del 5% sul PIL.
Imbarazzante, invece, l’atteggiamento dei sempre sorridenti Leader europei (risus abundat in ore stultorum?!). Un penoso Cancelliere tedescoMerz(quello che fu Presidente del Consiglio di Sorveglianza della Black Rock Germany), chesi é cosparso il capo di cenere, riconoscendo al Tycoon il merito di aver posto fine al “free-riding” (scrocco) dell’Europa. Ma non contento, lo ha anche adulato affermando “questo Presidente lo fa in un modo diverso, ma i risultati parlano da soli”. Chissà se in quella diversità trumpiana, l’uomo di Berlino contempla anche i rapimenti di Presidenti regolarmente eletti, le avventure militari che creano il caos mondiale e le pretese su territori di Alleati.
Il franceseMacron, invece,con un alito di orgoglio in più, ha rivendicato che “l’Europa ha fatto la sua parte”, ma poi non ha esitato a rilanciare le aspettative americane, auspicando un protagonismo europeo nell’implementazione del “burden shifting – ripartizione delle responsabilità”, che ha sostituito nell’Alleanza il concetto di “burden sharing — ripartizione degli oneri finanziari”.
Un passaggio non da nulla, perché potrebbe significare per l’Europa il doversi accollare capacità operative attualmente a carico degli Americani, qualora questi dovessero ritirarle dalla disponibilità dell’Alleanza, magari per destinarle ad altri Teatri (Indo-Pacifico!?). Unesempio semplice lo si può fare con il trasporto strategico. Gli USA dispongono di circa 300 C-17, 50 C-5 e 300 C 130, mentre Italia, Uk, Germania e Francia, complessivamente, non arrivano a 120 aerei tra C 130 e A 400. Chissà se Macron questi conti della serva se li é fatti.
Vale la pena poi evidenziare la dichiarazione di uno degli ultimi arrivati in ambito NATO, ma che si comporta con la stessa incoerenza di un fondatore dell’Alleanza. “We have one security threat, and that is Russia”, ha affermato l’allineatissimo Premier finlandeseStubbseppellendo senza ritegno quanto aveva affermato poco più di un mese fa, circa l’esigenza di avviare i negoziati con Mosca, azzardando anche una rivolta verso Washington “Se la politica americana, verso Russia e Ucraina, non corrisponde agli interessi dell’Europa, allora dobbiamo entrare noi stessi in interazioni dirette”.
Ottimo allievo di UK e Francia, che si pongono a capo del Gruppo dei Volenterosi che, davanti, giurano fedeltà eterna a Kiev, ma dietro comprano sempre più gas e petrolio dalla Russia, finanziandola così proprio contro l’Ucraina. E che sarà mai!
Il secondo Leader che esce dal Vertice da vincitore e con le tasche piene è indubbiamente il Presidente turcoErdogan, che ha decisamente rafforzato il suo rapporto con Trump, con cui ha concordato, oltre alla revoca delle sanzioni (subite per l’acquisto dei sistemi DA russi) e alla cessione degli aerei F 35, anche una cooperazione industriale in ambito navale, che includerebbe la futura disponibilità di fregate e sottomarini.
Ma al di là dei risultati di sostanza, che contribuiranno a rinforzare le Forze Armate più numerose dell’Alleanza, dopo quelle USA, il vero successo conseguito dal Sultano è quello di avere conferito alla Turchia una centralità geopolitica senza precedenti, riuscendo a far dimenticare, almeno per il momento, al suo omologo della Casa Bianca di essere ormai un nemico dichiarato di Israele, di avere ottime relazioni con l’Iran, di mantenere saldi i suoi rapporti con la Russia e di essere in procinto di creare una sorta di “NATO sunnita” (con Egitto, Pakistan e Arabia Saudita), che potrebbe rilevare proprio gli USA nella sicurezza del Golfo Persico.
Ma sembra che, anche stavolta, Trump abbia subito quell’influsso magnetico che patisce nei suoi rapporti con i veri tagliagole, come già successo con Putin, Netanyahu, Al Sharaa e ora Erdogan. Solo Maduro ha fallito in questo,ma li c’era di mezzo un mare di petrolio.
Pertanto, nonostante le resistenze interne dell’ala repubblicana che non simpatizza per il Turco e le reazioni negative che sicuramente arriveranno da Tel Aviv, il Tycoon potrebbe pensare di contare sulla Turchia per giocare un ruolo di “longa manu” USA in una Regione che, in questo momento, assorbe troppe energie americane, che lui vorrebbe destinare altrove. Se poi, come pensano alcuni analisti,gli volesse addirittura delegare la gestione del fianco meridionale della NATO,lo scacco matto di Erdogan ai leader europei, Italia compresa, sarebbe compiuto, perché questo darebbe mano più libera ad Erdogan anche nei suoi affari, molto più nazionali, in Libia, Siria e nei Balcani.
E la buona pace per tutto questo, ce l’avrà anche l’Unione Europea che, poco prima del meeting di Ankara, ha inviato ad incontrare il Leader turco l’Alto Rappresentante per la politica esteraKaja Kallas, autorevole come una bimbetta che disquisisce di geopolitica, la quale ha definito Ankara “un partner chiave in materia di difesa, migrazione, commercio e stabilità regionale”. Un tentativo goffo per cercare di controbilanciare gli USA riavvicinando Ankara la quale, però, non dimentica di certo il supponente congelamento riservato dall’Unione alla sua richiesta di adesione, che ha ferito profondamente l’orgoglio turco,soprattutto in considerazione degli ultimi ingressie di quello imminente dell’Ucraina.
Questo è un momento storico veramente difficile, che propone situazioni che si ispirano molto a quel detto inglese “When the going gets tough, the tough get going”, reso famoso da John Belushi nel film “Animal House”.Purtroppo però, non si tratta di un film, ma di realtà nuda e cruda, in cui i giochetti politici a cui sono abituati i governanti europei, molto probabilmente perché non sanno fare altro, non solo non funzionano, maservono soltanto ad aggravare le condizioni di un Continente, che si avvia mestamente verso un generalizzato declino che la sua storia non merita.
Erdogan ha regalato una vera pistola a tutti i partecipanti come cadeau ufficiale del Vertice, quasi a significare i tempi tosti che stiamo vivendo. Ma questo non deve fuorviare dalla convinzione che sia possibile giocare duro anche rispettando il Diritto Internazionale. Un esempio? Si cominci a boicottare con decisione, nelle dovute sedi e nei giusti modi, l’inedita iniziativa USA, appena annunciata da Rubio, ditogliere di mezzo lo scomodo Tribunale Internazionale. Certo, per fare questo servono dei veri Leader politici e non politicanti tremolanti, come quelli avvistati ad Ankara.
PS Menzione particolare per il Leader spagnoloSanchez, che in politica interna, quanto a corruzione e miserie affini, non si distingue dai suoi compari europei, ma almeno è coerente nel contrapporsi alla protervia americana.Siamo ridotti male.
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