Erano coinvolti nella stessa vicenda processuale di Ilaria Salis, relativa alle presunte violazioni avvenute a febbraio 2023 a Budapest nel corso della Giornata dell’Onore, quando hanno aggredito un gruppo di neonazisti durante la manifestazione. Ed ora la Corte magiara sentenzia. Le pene però sono state ridotte di un anno, da 8 a 7 anni per aggressione aggravata ai danni di presunti estremisti di destra. Nel corso del procedimento, l’accusa aveva chiesto un inasprimento della pena portandola a oltre 13 anni e condizioni di detenzione più severe all’interno di un istituto penitenziario di regime restrittivo, mentre la difesa si batteva per l’assoluzione.
Ebbene, è stata ridotta la pena di Maja T., attivista antifascista in carcere in Ungheria con le stesse accuse dell’eurodeputata di Avs. Condannata in primo grado, lo scorso febbraio, a 8 anni aveva fatto appello e oggi la conferma di riduzione della pena. Il tribunale ha ritenuto che non facesse parte di un gruppo organizzato e che il suo ruolo fosse di complicità più che di partecipazione diretta al reato. Ridotte le condanne anche di altri attivisti europei coinvolti nello stesso filone processuale, tra cui l’italiano Gabriele Marchesi la cui pena è scesa a 6 anni.
A stretto giro è giunto il commento di Salis che con una certa indignazione ha ritenuto che le pene con le quali Maja T. e Gabriele Marchese fossero comunque “pene assolutamente sproporzionate rispetto ai fatti contestati, pronunciate al termine di un procedimento che ha presentato gravissime criticità sul piano delle garanzie processuali e della valutazione delle prove“.
In sostanza, per l’eurodeputata continuerebbe a pesare “il forte condizionamento politico esercitato dal regime di Orbán, che ha segnato l’intera vicenda giudiziaria fin dall’inizio e nei suoi passaggi decisivi. Non si tratta soltanto di una nostra valutazione: pronunciandosi sul procedimento in occasione della richiesta di revoca della mia immunità, il Parlamento europeo ha riconosciuto l’esistenza di un fumus persecutionis, rilevando numerosi elementi concreti di persecuzione politica“.
“Maja ha già trascorso due anni nelle carceri ungheresi in condizioni durissime e non c’è alcuna ragione per cui debba continuare a scontare la sua pena in Ungheria“, denuncia Salis sottolineando come “le autorità tedesche e le istituzioni europee si attivino immediatamente affinché possa essere trasferita in Germania. Per quanto riguarda Gabriele, la giustizia italiana ha già negato la sua consegna all’Ungheria, proprio sulla base dei rischi connessi alle condizioni delle carceri ungheresi: Gabriele deve restare in Italia. Non deve essere consegnato all’Ungheria“.
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