Dagli Stati Uniti emergono nuovi dettagli sul caso Epstein. Il deputato democratico statunitense Ro Khanna ha reso pubblici i nomi di 6 uomini che risultavano oscurati nei documenti relativi al finanziere statunitense, arrestato per traffico sessuale di minori e morto in carcere nel 2019. Tra le personalità citate compare Leslie Wexner, il miliardario fondatore di importanti marchi della moda come Victoria’s Secret e Abercrombie & Fitch, i cui investimenti furono gestiti per svariati anni proprio da Epstein.
Nell’elenco compare anche il nome di Nicola Caputo, che secondo alcune ricostruzioni dei media americani potrebbe coincidere con l’ex europarlamentare italiano ed ex assessore all’Agricoltura della Regione Campania. Caputo ha immediatamente respinto qualsiasi coinvolgimento, affermando: “Non sono io quel Nicola Caputo”. Inoltre, ha pubblicamente dichiarato di non aver mai avuto contatti con Epstein e ha annunciato azioni legali per tutelare la propria immagine, dopo l’associazione del suo nome su social e stampa alla vicenda.
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I nuovi nomi e le precisazioni del Congresso degli Stati Uniti
Oltre a Wexner e al presunto riferimento a Caputo, tra i documenti compaiono anche il sultano Ahmed bin Sulayem, amministratore delegato del colosso logistico Dp World e imprenditore miliardario di Dubai. Insieme al suo anche i nomi di Salvatore Nuara, Zurab Mikeladze e Leonic Leonov. Tuttavia, su questi ultimi tre non risultano al momento informazioni dettagliate.
“Se in due ore abbiamo trovato sei uomini che stavano nascondendo, immaginate quanti uomini stanno coprendo in quei tre milioni di fascicoli”, ha dichiarato Khanna durante il suo discorso in aula. Il deputato, però, ha precisato che la presenza nei documeti non equivale automaticamente ad una colpevolezza. Infatti, i nomi possono comparire in corrispondenze, rubriche di contatti o documentazioni indirettamente collegate al caso Epstein.
Lo scambio di e-mail e i contenuti controversi nei documenti del caso Epstein
Tra i materiali desecretati figurano anche alcune conversazioni che hanno suscitato particolare attenzione negli Stati Uniti. In una e-mail del 2015, attribuita ad Ahmed bin Sulayem, l’imprenditore avrebbe raccontato un incontro con una studentessa di università americana a Dubai, utilizzando espressioni considerate inappropriate.
Un ulteriore elemento controverso riguarda una comunicazione citata dal deputato repubblicano Thomas Massie, secondo cui il Dipartimento di Giustizia avrebbe confermato che Sulayem fosse il destinatario di una e-mail di Epstein in cui si legge: “Ho adorato il video della tortura”. Il testo farebbe riferimento ad un presunto video con contenuti violenti. Anche in questo caso, però, non risultano accuse formali di reati collegati al finanziere.
Le conseguenze dei nomi e l’inchiesta in Francia
Le rivelazioni hanno avuto ripercussioni anche in Europa, in particolare in Francia. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot si è dichiarato “sconvolto” e “indignato” dopo aver appreso che nella lista dei nomi emerge anche quello del diplomatico Fabrice Aidan, sospettato di aver intrattenuto per anni rapporti epistolari con Epstein. Aidan, attualmente in aspettativa dal servizio diplomatico, è stato sospeso anche dal gruppo energetico Engie, presso cui svolgeva delle attività.
Secondo il sito Mediapart, Aidan avrebbe fornito al finanziere informazioni diplomatiche e documenti provenienti dalle Nazioni Unite, altra ipotesi che ha portato all’apertura di un’inchiesta amministrativa e disciplinare. Intanto le autorità competenti continuano ad analizzare il vasto archivio legato alla rete di relazioni costruita negli anni dal caso Epstein.
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