Ancora una volta la comunità internazionale si è spaccata di fronte ad una decisione cruciale.Riconoscere o no lo Stato della Palestina?L’ultimo ad aver finalmente preso una decisione è ilCanadadi Mark Carney, che ha aderito all’iniziativa proposta dal presidente francese Emmanuel Macron. Ad annunciarlo è stato lo stesso primo primo ministro, il quale ha chiarito cheil riconoscimento giungerà il prossimo settembre, in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La decisione di Ottawa ha fatto storcere il naso a Washington, che per ora ha preso le distanze dall’operazione avviata dall’Eliseo.
Donald Trump continua la sua operazione di controllo sullo scenario internazionale, arrivando a toccare temi ed argomenti che fino a poche settimane fa sembravano non interessare alla sua leadership.La situazione a Gaza sembra più complessa ogni giorno che passa, nonostante lo spiraglio aperto da Israele sull’invio di aiuti umanitari alla Striscia. Eppure, l’amministrazione Trump non sembra pronta ad adottare soluzioni concrete.
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I gazawi continuano a subire i morsi della fame, tra razzie operate da Hamas e quantità di cibo non ancora sufficienti a scongiurare una carestia. Il primo ministro di Israele,Benjamin Netanyahu, sembra non subire le pressioni internazionali che spingono per un cessate il fuoco immediato. I raid, le operazioni di terra e le sparatorie continuano senza freni, mentre dall’Occidente giungono dure condanne nei confronti del suo operato.
Trump continua a dirsi invece contrario al movimento di sostegno per la Palestina. “Una ricompensa per Hamas“, l’ha definita prendendo in prestito le parole del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Di fronte alla decisione di Ottawa, quindi, ilTycoonha sfoderato uno dei suoi strumenti di coercizione preferiti: i dazi. Il presidente americano ha infatti sostenuto che,se il Canada dovesse procedere con il riconoscimento, allora “sarà molto difficile per noi concludere un accordo commerciale con loro“. Un nuovo assist a Netanyahu, di cui però non sono ancora chiare le implicazioni.
Palestina, gli Stati che hanno aderito alla proposta di Emmanuel Macron
Di fronte allo scenario catastrofico di Gaza, invece, diversi Paesi hanno deciso di mandare un segnale duro a Gerusalemme, riconoscendo alla Palestina il ruolo di Stato sovrano. Laconferenza promossa da Francia e Arabia Saudita alle Nazioni Uniteha permesso di produrre un appello firmato da 15 Paesi occidentali, con il proposito di invitare le Nazioni che non hanno ancora riconosciuto la Palestina a farlo.
L’Italia per il momento non sembra interessata alla questione.Il nostro Paese aveva posto una serie di condizioni per aderire, ma alla fine ha deciso di non firmare. Solo qualche giorno fa, il Presidente del Consiglio ha annunciato di ritenere prematura questa decisione e soprattutto “controproducente“, in quanto riconoscerebbe uno Stato in cui è ancora in azione Hamas. Prima di tutto, quindi, è necessario procedere alla liberazione del territorio dall’organizzazione terroristica, per poi procedere con il piano dei Due popoli due Stati.
Tra i firmatari invece risultano Australia, Canada, Finlandia, Lussemburgo, Nuova Zelanda e Portogallo. Questi non hanno ancora riconosciuto formalmente la Palestina ma hanno valutato “positivamente” la possibilità in vista di settembre. L’obiettivo è quello di permettere all’Autorità Nazionale Palestinese si riprendere il controllo della Striscia a garantire il mantenimento dell’ordine e la sicurezza al suo interno. Inoltre, viene dichiarato senza ambiguità che “Hamas deve porre fine al proprio controllo su Gaza e consegnare le armi all’Anp“.
Una decisione “storica” secondo il presidente palestinese,Mahmoud Abbas, che permetterà di rafforzare la pace, la stabilità e la sicurezza nella Regione. Una posizione ben più critica quella assunta dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha condannato la decisione del Canada, tanto da definirla “una campagna distorta di pressione internazionale“. SecondoGerusalemme, infatti,riconoscere lo Stato della Palestinaprima della costruzione di un governo responsabile e benevolonon farebbe altro che“riproporre e legittimare la mostruosa barbarie di Hamas del 7 ottobre“.
Una dichiarazione del tutto simile a quella pronunciata a seguito della decisione diEmmanuel Macrondi procedere con il riconoscimento. Una scelta dettata dalla necessità di mettere in atto azioni concrete per porre fine al conflitto. Il possibile riconoscimento fungerebbe daultimatumper Israele, che ora si trova con poco meno di due mesi per trovare un accordo con Hamas e quindi scongiurare la decisione della Francia e degli altri Paesi aderenti.
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