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Burnham ingannato da un impostore di Susie Wiles: falso contatto dalla Casa Bianca

Il premier britannico, Andy Burnham, avrebbe scambiato alcuni messaggi con una persona che si spacciava per la chief of staff di Donald Trump, prima di accorgersi che il contatto era falso

2 Min di lettura

Il premier britannicoAndy Burnhamavrebbe scambiato alcuni messaggi con una persona che si presentava comeSusie Wiles, capo di gabinetto della Casa Bianca e una delle collaboratrici più vicine al presidente americanoDonald Trump.

SecondoPolitico, che cita quattro funzionari a condizione di anonimato, Burnham avrebbe inizialmente creduto che il contatto fosse autentico. Solo in un secondo momento avrebbe iniziato a insospettirsi, rendendosi conto che dietro quei messaggi non c’era Wiles. Non è chiaroquando siano avvenuti gli scambi né quale fosse il loro contenuto.

Downing Street: “No commenti su questioni di sicurezza nazionale

Una persona informata sulle comunicazioni ha confermato che ci sono stati “alcuni messaggi” dopo l’insediamento di Burnham, precisando però che si sarebbe trattato di conversazioni“prive di significato“. Downing Street ha scelto di non fornire ulteriori dettagli: “Non rilasciamo commentisu questioni di sicurezza nazionale“.

Burnham è diventatoprimo ministro il 20 luglio, dopo aver vinto il 18 giugno le elezioni suppletive di Makerfield, succedendo aKeir Starmer.

L’ambasciata britannica informa Washington

La vicenda sarebbe stata comunque segnalata alla Casa Bianca. Secondo le fonti citate daPolitico, l’ambasciata britannica a Washingtonavrebbe sollevato la questione con l’amministrazione americana, che non ha commentato l’accaduto. Il caso assume particolare rilevanza perché non sarebbe la prima volta che qualcuno tenta di impersonare Wiles.

Prima di Burnham, già un precedente negli Stati Uniti

Già lo scorso anno l’amministrazione Trump e l’Fbi avevano aperto un’indagine dopo che una persona aveva contattatosenatori, governatori e dirigenti d’azienda americani, presentandosi falsamente come il capo dello staff del presidente.

Secondo ilWall Street Journal, inoltre, Wiles avrebbe confidato ai propri collaboratori che i suoi contatti sul telefono erano statihackerati. La vicenda britannica rappresenta quindi un esempio dei tentativi di impersonificazione e accesso fraudolento alle comunicazioni di figure ai vertici dell’amministrazione Trump.

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