La Bosnia-Erzegovina ha deciso di espellere due diplomatici dell’ambasciata serba a Sarajevo in segno di protesta per i funerali con onori militari organizzati a Belgrado per Ratko Mladić. L’annuncio è arrivato dal ministro degli Esteri bosniaco Elmedin Konaković, che ha accusato la Serbia di aver “superato tutte le linee rosse“. Il ministro ha dichiarato persone non grate Milan Dulanović, addetto militare dell’ambasciata serba, e Darko Maksimović, consigliere e rappresentante del Bia, l’intelligence serba.
La decisione rappresenta una nuova escalation diplomatica tra Sarajevo e Belgrado, dopo le esequie del generale serbo-bosniaco, condannato per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
Zagabria: “Non possiamo prendere la situazione alla leggera”
Dure critiche sono arrivate anche dalla Croazia. Il presidente del Parlamento di Zagabria, Gordan Jandroković, ha indicato tre elementi di preoccupazione: “Revisionismo storico, propaganda incendiaria e riarmo“. Secondo Jandroković, la partecipazione di ministri serbi e di esponenti della Republika Srpska ai funerali dimostrerebbe un ritorno alle posizioni nazionalistiche e guerrafondaie degli anni Novanta.
“Non possiamo prendere la situazione alla leggera“, ha dichiarato, accusando Belgrado di una propaganda “estremamente sporca” contro i Paesi vicini, in particolare contro la Croazia. Il presidente del Parlamento croato ha inoltre sostenuto che la Serbia stia tentando di riscrivere la storia, presentandosi come vittima anziché come aggressore.
Il percorso europeo della Serbia
La vicenda rischia di avere conseguenze anche sul percorso di adesione della Serbia all’Unione europea. Tonino Picula, eurodeputato croato e relatore del Parlamento europeo per la Serbia, ha ricordato che l’ingresso nell’Ue è innanzitutto una scelta politica. Secondo Picula, Belgrado non può definire strategica l’adesione all’Unione e, allo stesso tempo, tollerare o sostenere istituzionalmente la glorificazione di criminali di guerra.
L’eurodeputato ha quindi chiesto all’Ue di pretendere dalla Serbia una “chiara rottura con la politica del revisionismo storico” e un atteggiamento inequivocabile nei confronti delle sentenze dei tribunali internazionali.
Kallas: “In Europa non c’è posto per la glorificazione dei criminali di guerra”
Anche l’Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha condannato i funerali di Mladić. “È stato un affronto alla memoria delle vittime, delle loro famiglie e di tutti coloro che hanno sofferto durante i conflitti nei Balcani occidentali“, ha scritto su X.
Kallas ha definito le esequie una forma di “pubblica glorificazione di un criminale di guerra“, ribadendo che in Europa “non c’è posto” per questo tipo di celebrazione. L’Alta rappresentante ha sottolineato che il percorso della Serbia verso l’adesione all’Ue richiede un impegno inequivocabile a favore dei valori europei fondamentali e della verità storica. Un’effettiva riconciliazione con il passato, ha concluso, non può basarsi sul revisionismo, sulla negazione del genocidio o sulla celebrazione dei responsabili dei crimini.
© Riproduzione riservata


