A Belgrado, nella chiesa di San Luca, oltre 350 mila persone si riuniranno per salutare un “eroe” del nazionalismo serbo ma anche un “genocida conclamato“: il generale criminale di guerra Ratko Mladić , morto a 84 anni nel carcere Onu dell’Aia.
La folla si è riunita all’esterno della chiesa fin dalle 7 del mattino, appendendo bandiere serbe e srotolando un enorme striscione che recitava: “Benvenuto, Generale, grazie a tua madre per aver dato alla luce un eroe, affinché la gloria della Serbia possa tornare”.
In tanti hanno baciato la bara chiusa mentre i sacerdoti ortodossi serbi recitavano preghiere. Dopo un requiem privato tra familiari, ministri, esponenti della Republika Srpska e religiosi, la cerimonia funebre si concluderà al cimitero di Topčider dove Mladić verrà sepolto insieme alla figlia Ana, morta suicida nel 1994.
Perchè Belgrado omaggia il “Macellaio della Bosnia”
Tra la folla, tanti indossano magliette che inneggiano a Mladic e la domanda spontanea è: perchè una così larga partecipazione per omaggiare il “Macellaio della Bosnia“? Il soprannome fu attribuito al generale a causa delle grandi atrocità commesse durante la guerra nei Balcani, nel periodo della dissoluzione dell’ex Jugoslavia.
Mladic venne condannato per genocidio in relazione al massacro di Srebrenica del 1995 in cui ci furono oltre 8mila vittime. Nonostante le sentenze, è ancora considerato un eroe da alcuni serbi, in particolare nella Republika Srpska. Secondo Dejan Ubovic, cofondatore e curatore del museo degli anni Novanta nel centro di Belgrado, la prima ragione di tale “venerazione” sarebbe nei libri di storia: in essi l’assedio di Sarajevo o la strage di Srebrenica sarebbero “omessi o edulcorati”.
La seconda ragione starebbe nei media: tv e giornali sarebbero sempre più controllati e meno indipendenti. Poi, conclude Ubovic, la terza ragione risiede nelle famiglie: “Di queste vicende non si parla, i genitori spesso non hanno il coraggio di raccontare come sono andate davvero le cose“.
“Ratko Mladić è un simbolo”
Seppur sia arrivata da Bruxelles la condanna contro la “glorificazione” di un uomo condannato per genocidio, l’ambasciatore della Bosnia ed Erzegovina in Serbia, Aleksandar Vranješ, parlando alla tv serba Rts, avrebbe fatto luce sulla visione e percezione del popolo serbo.
“Molti vorrebbero mettere in discussione la visione e la percezione che il popolo serbo ha della guerra difensiva-patriottica, vista come un atto di lotta altamente morale per la sopravvivenza del popolo serbo, lo stesso popolo serbo che ha sofferto di più nel XX secolo, in termini percentuali, sia nella regione che altrove“, ha detto l’ambasciatore riferendosi al genocidio dei serbi perpetrato durante la Seconda Guerra Mondiale dal regime nazifascista Ustascia in Croazia.
Dinanzi a ciò, l’obiettivo dell’esercito guidato da Mladić sarebbe stato quello di difendere tanto la neonata Republika Srpska nella secessionista Bosnia quanto il popolo serbo: “E ci è riuscito“, ha detto. Pertanto, oggi, Ratko Mladić sarebbe “il simbolo di chi è stato a capo dell’Esercito della Republika Srpska nel periodo compreso tra il 12 maggio 1992 e il 1996 e ne è la personificazione“.
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