Il Tribunale penale di Tripoli ha condannato Osama Najim Almasri a 7 anni e 4 mesi di reclusioneper violazioni dei diritti dei detenuti. Lo riferiscono fonti giudiziarie libiche citate dai media locali. Secondo quanto emerso, le autorità avrebbero ricevuto segnalazioni secondo cui detenuti della struttura sarebbero stati sottoposti a torture e a trattamenti crudeli e degradanti.
L’indagine suAlmasri– accusato di gravi violazioni dei diritti umani e ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi) – riguardala morte di un detenutopresso l’Istituto di correzione e riabilitazione di Tripoli e la violazione dei diritti di dieci prigionieri, secondo quanto fatto sapere dalla Procura.
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L’arresto di Almasri e il ruolo di Piantedosi
Lo scorso novembre, la Procura generale della Libia ha fatto sapere di avere “deferito” Almasri “al giudizio del tribunale”, aggiungendo che il generale si trovava in custodia cautelare in carcere. La Procura ha anche aggiunto in quell’occasione di avere raccolto“prove sufficienti per sostenere l’accusa”di omicidio e violazioni dei diritti umani.
Almasri era stato arrestato a Torino dalle autorità italiane il 19 gennaio 2025, mentre si trovava in Italia per assistere a una partita di calcio dopo essere entrato nell’Unione europea tramite la Germania. L’arresto era avvenuto in seguito a una presunta segnalazione dell’Interpol e con l’accusa di presunti crimini di guerra. Il 22 gennaio, in un comunicato stampa,la Corte penale internazionale aveva confermato di aver emesso un mandato d’arresto nei confronti di Almasri, ex comandante operativo delle forze della polizia giudiziaria libica, in data 18 gennaio.
Successivamente, tra le polemiche,Almasriera stato poi rilasciato il 21 gennaio dalle autorità italiane ed era tornato a Tripoli. Infattiil ministro Piantedosi aveva dichiarato il “non luogo a provvedere sull’arresto del cittadino libico, valutato come irrituale in quanto non previsto dalla legge, disponendone l’immediata scarcerazione se non detenuto per altra causa”, successivamenteAlmasri è stato espluso dall’Italia.
Nonostante il rilascio in Italia,l’ufficiale libico è accusato dalla Cpi di aver commesso crimini contro l’umanità e crimini di guerra, tra cui omicidio, tortura, stupro e violenza sessuale, presumibilmente commessi in Libia a partire da febbraio 2015. I crimini avrebbero avuto luogo nella prigione di Mitiga, ‘contro persone incarcerate per motivi religiosi, come essere cristiani o atei, o per la loro presunta opposizione all’ideologia religiosa delle Forze speciali di deterrenza, o per il loro sospetto comportamento immorale e omosessualità o per il loro presunto sostegno o appartenenza ad altri gruppi armati’.
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