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Alluvione tra Nepal e Tibet: 955 morti e 4.471 dispersi

In Nepal le autorità invitano la popolazione a non consumare “pesce e altri alimenti fluviali trascinati dalle inondazioni”. Le acque del Bhote Koshi e dei fiumi vicini sono gravemente contaminate

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Si è aggravato ulteriormente il bilancio delle vittime delle devastanti alluvioni che si sono verificate tra Nepal e Tibet a causa del collasso di un ghiacciaio himalayano nella zona di confine. L’Autorità nepalese riferisce che il numero delle vittime è salito ad almeno 939 morti, mentre il numero di dispersi in Nepal è diminuito a 3.925.

A far salire il bilancio sono le vittime in Tibet. I media statali cinesi hanno confermato 16 morti e 546 dispersi, portando ilbilancio complessivo a 955 morti e 4.471 dispersi. Nel frattempo la polizia nepalese ha invitato la popolazione a non consumare pesce o altri prodotti provenienti dai fiumi colpiti dalle devastanti alluvioni. Su X si legge: “Si chiede di astenersi dal consumare pesce e altri alimenti fluviali trascinati dalle inondazioni”. Le autorità dei distretti di Rasuwa e Nawalpur hanno specificato che le acque del Bhote Koshi (epicentro della catastrofe) e degli altri fiumi o torrenti della zona sono molto contaminate da fango, prodotti chimici, rifiuti e agenti patogeni.

Nepal: l’appello delle autorità e i rischi

I corsi d’acqua colpiti inoltre trasportano anche cadaveri umani e carcasse di animali che sono state trascinate a valle dalle montagne. In particolare il consumo di prodotti contaminati o l’utilizzo diretto dell’acqua avere diverse conseguenze a livello sanitario,come epidemie di colera, febbre tifoide, dissenteria ed epatite A ed E, oltre che a infezioni cutanee. Per arginare i rischi le autorità hanno pubblicato una guida in sette punti. Tra questi viene fortemente raccomandato di purificare l’acqua prima di berla, consumare solo alimenti completamente cotti ed evitare ristagni vicino alle abitazioni, in modo tale da prevenire la possibile diffusione dell’encefalite giapponese e della dengue.

Un ulteriore invito alla popolazione è quello di chiedere assistenza psicologica per affrontare il trauma. Si verificano situazioni fortemente drammatiche, quelle che avvengono diversi giorni dopo la catastrofe. Secondo quanto emerso, oltre 200 cadaveri non identificati sono stati sepolti incimiteri comuni,con schede numerate per una futura identificazione. Altri corpi invece vengono sepolti in fosse comuni in aree boschive per evitare un’ulteriore emergenza sanitaria. Viene comunque seguito un protocollo d’emergenza dove ogni corpo viene registrato con i dovuti dettagli e il luogo della sepoltura.

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