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Aldrich Ames è morto in carcere: l’ex agente della Cia per 10 anni passò informazioni a Mosca

A spingerlo al tradimento spiegò che furono i “problemi finanziari immediati e continui”, uniti a una profonda disillusione nei confronti dell’intelligence statunitense

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Dieci interi anni passati a vivere una doppia esistenza. Da un lato agente della Cia, i servizi segreti per l’estero degli Usa, e dall’altro spia della Federazione russa. Aldrich Ames è uno di quei nomi destinati a rimanere incastonati nella memoria collettiva statunitense, tanto da portare con sé ancora oggi, a decenni di distanza, un’aura di inquietudine e mistero.

L’ormai 84enne si è spento lo scorso 5 gennaio nel carcere federale di Cumberland, nel Maryland, dove era detenuto nel 1994. Quello fu l’anno in cui venne arrestato e condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale per spionaggio a favore dell’Unione Sovietica e successivamente, della Russia.

Ames è infatti considerato il responsabile della più grave violazione della sicurezza nella storia dell’intelligence statunitense. Ames è accusato di aver fornito a Mosca le informazioni cruciali che portarono allo smantellamento di numerose operazioni di intelligence occidentali e alla cattura di agenti al servizio degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Aldrich Ames, la carriera e il controspionaggio

Entrato nel mondo dell’intelligence, Ames lavorò per oltre trent’anni tra Cia e Dipartimento di Stato, spesso sotto copertura diplomatica. Dal 1985, però, iniziò a passare informazioni riservate al KGB, il servizio di intelligence russo, consegnando nomi di agenti sovietici e del Patto di Varsavia reclutati dall’Occidente, oltre a dettagli su centinaia di operazioni segrete.

Secondo quanto ammesso dallo stesso Ames nel patteggiamento, fornì ai suoi referenti russi “virtualmente i nomi di tutti gli agenti sovietici della Cia” di cui era a conoscenza, insieme a una vasta mole di informazioni su politica estera, difesa e sicurezza nazionale degli Stati Uniti. In cambio ricevette oltre un milione di dollari in contanti e le promesse di ulteriori compensi e proprietà in Russia.

Il denaro, le indagini e l’arresto di Aldrich Ames

A spingerlo al tradimento spiegò che furono i “problemi finanziari immediati e continui”, uniti a una profonda disillusione nei confronti dell’intelligence statunitense. Ames pur definendo il sistema sovietico “bestiale e disumano”, parlò di un trasferimento di lealtà verso uno stile di vita e non verso un’ideologia.

Nonostante una Jaguar e una casa acquistata in contanti in Virginia, il suo tenore di vita non fece scattare subito i sospetti nei suoi confronti. Infatti, solo nel 1994, dopo anni di indagini, la CIA insieme all’FBI riuscirono a concentrarsi su di lui. Fu arrestato a 52 anni e si dichiarò colpevole ottenendo clemenza per la moglie Rosario, coinvolta marginalmente nello spionaggio.

Nei circa nove anni da spia per l’Unione Sovietica, si stima che Ames abbia compromesso più di 100 operazioni segrete e abbia causato la morte di almeno 10 persone che collaboravano con l’intelligence statunitense. Con la sua morte si chiude definitivamente una delle pagine più buie della storia dell’intelligence americana.

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