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Gaza, Al Jazeera denuncia la morte di al-Sharif: “I giornalisti non devono essere presi di mira”

Anas era la voce di cronaca più ascoltata nella Striscia, quella considerata ormai di compagnia in quei giorni di assoluta incertezza sul proprio domani, nonché quella considerata verità dei fatti nello scenario drammatico della guerra tra Israele e Hamas. Tel Aviv però lo vedeva come un terrorista infiltrato da eliminare

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L’ordine di assassinare uno dei giornalisti più coraggiosi di Gaza era un tentativo disperato di mettere a tacere le voci che denunciavano l’imminente sequestro e occupazione di Gaza“. E’ con queste parole cheAl JazeeraMedia Network ha reso noto chesette giornalistidi Al Jazeera, tra cui il corrispondenteAnas al-Sharif, sono stati uccisi domenica in un attacco israeliano a Gaza City. Giornalisti che “erano tra le ultime voci rimaste da Gaza, e fornivano al mondo una copertura diretta e senza filtri delle devastanti realtà sopportate dalla sua popolazione“.

Sarah Qudah, direttrice regionale del Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), ha severamente denunciato l’attacco come solita “prassi israeliana di etichettare i giornalisti come militanti“. Un modus operandi che però si attua senza fornire prove credibili e che di conseguenza “solleva seri dubbi sulle sue intenzioni e sulrispetto della libertà di stampa“.

A luglio, il Comitato per la protezione dei giornalisti ha accusato l’esercito israeliano di aver condotto una “campagna diffamatoria” contro il giornalista, presentandolo in post online come membro di Hamas. “I giornalisti sono civili e non devono mai essere presi di mira” ha infatti puntualizzato l’emittente nel comunicato ricordando come lo scorso 24 luglio il Cpj aveva chiesto la sua protezione.

Le vittime del sanguinoso assedio alle porte dell’ospedale al-Shifa, sono sette, tra cui al-Sharif, il giornalista Mohammed Qreiqeh e i cameraman Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa. “Al-Sharif, 28 anni, è stato ucciso domenica dopo che è stata colpitauna tenda per giornalisti fuori dal cancello principale dell’ospedale“, si spiega in una dichiarazione diAl Jazeera.

I nomi di Anas al-Sharif, Mohammed Qreiqeh, Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa si aggiungono così alla lista di quasi200 cronisti uccisi secondo Reporter senza frontierenella guerra scatenata in rappresaglia per il sanguinoso attacco del movimento palestinese Hamas del 7 ottobre 2023.

Stando a quanto riferito dall’agenzia di stampaFrance Press, Israele si è assunto la responsabilità dell’attacco “avvenuto in modo deliberato da parte dell’Idf“, considerando che Anas al-Sharif di Al Jazeera era un “terrorista” che “si spacciava per giornalista“. Le Forze di Difesa Israeliane hanno infatti confermato a stretto giro via Telegram, di aver preso di mira al-Sharif, definendolo come “a capo di una cellula terroristicadell’organizzazione terroristica Hamas ed era responsabile di attacchi missilistici contro civili israeliani e truppe dell’Idf“.

Israele aveva già deciso nel maggio 2024 di vietare ad Al Jazeera di trasmettere nel Paese e di chiudere i suoi uffici, a seguito di un conflitto di lunga data tra l’emittente e il governo di Benjamin Netanyahu, inaspritosi durante la guerra. L’esercito israeliano ha ripetutamente accusato i giornalisti dell’emittente di essere “agenti terroristi” a Gaza affiliati ad Hamas.

Nei suoi ultimi post su X di domenica, Anas al-Sharif ha segnalato “intensi” bombardamenti israeliani sul territorio palestinese e ha condiviso un breve video che mostrava gli attacchi su Gaza City. Anas era la voce di cronaca più ascoltata nella Striscia, quella considera ormai di compagnia in quei giorni di assoluta incertezza sul proprio domani, nonché quella considerata verità dei fatti nello scenario drammatico della Striscia. Un testo postumo scritto da lui ad aprile in caso di morte è stato pubblicato sul suo account, con l’invito a “non dimenticare Gaza“.

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