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Usa, scattano nuovi dazi dal 10 al 12,5% contro 60 Paesi: colpiranno anche l’Ue

Tra gli attori interessati dalla misura figurano Unione Europea, Regno Unito, Canada, Messico e Cina. Le nuove sovrattasse derivano da un'indagine avviata a marzo dall'Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR) per verificare se i partner commerciali di Washington abbiano eliminato dalle proprie catene di approvvigionamento prodotti realizzati con lavoro forzato

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A partire dalle ore 00:01 di Washington di venerdì (le 6.00 ora italiana), gliStati Unitiapplicherannonuovi dazi del 10% o del 12,5%su una serie di prodotti provenienti da circa60 economiee che interesseranno oltre il 99% del commercio Usa. Le tariffe agiranno in sostituzione di quelle temporanee del 10% introdotte lo scorso febbraio e giunte a scadenza.

Queste ultime, valide per 150 giorni, erano state decise dall’amministrazione del presidenteDonald Trumpdopo che a febbraiola Corte Suprema aveva dichiarato illegittime gran parte delle sovrattassevarate dal tycoon al suo ritorno alla Casa Bianca.

Usa, Greer: “Se permetti l’importazione di beni fatti con lavoro forzato, crei unaconcorrenza sleale

I nuovi dazi derivano da un’indagine avviata a marzo dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR)per verificare se i partner commerciali di Washington abbiano eliminato dalle proprie catene di approvvigionamentoprodotti realizzati con lavoro forzato. “Se permetti l’importazione di beni fatti con lavoro forzato, crei unaconcorrenza slealeper i tuoi prodotti. Vogliamo che tutti i paesi abbiano lo stesso tipo di protezioni“, ha dichiarato alla Cnn il direttoreJamieson Greer.

I Paesi ritenuti dotati di una legislazione incompleta in materia saranno soggetti a dazi del 10% su parte
delle loro esportazioni verso gli Stati Uniti. Tra questi figuranol’Unione Europea, il Regno Unito, il Canada e il Messico. Per circa 40 altri Paesi, invece, tra cui Cina, Giappone, Svizzera e Corea del Sud, l’aliquota sarà del 12,5%. Per evitare contestazioni, le nuove tariffe, sono basate sulla medesima normativa –la Sezione 301 del Trade Act del 1974– utilizzata per giustificare i dazi settoriali già in vigore su acciaio, alluminio, rame, legname e automobili, e consideratagiuridicamente più solidarispetto alla base legale dei dazi annullati dalla Corte Suprema.

Per gli osservatori, le nuove sovrattasse decise da Trump hanno l’obiettivo di ricostruire proprio il regime tariffario globale delLiberation Daycassato dalla sentenza della corte e arrivano ad una settimana di distanza danuove misure decise contro Brasile e Canada. Da mercoledì, infatti, Brasilia è soggetta a tariffe del 25% su quasi metà delle esportazioni verso gli Stati Uniti, mentre Ottawa dovrà affrontare dazi aggiuntivi del 50% a partire dal prossimo mese. In entrambi i casi, Washington ha colpitospecifiche categorie di prodottianziché prendere di mira tutte le importazioni provenienti dai due Paesi.

Le reazioni dell’Ue e del Brasile

Per quanto riguarda la reazione dell’Unione europea alle nuove tariffe, dopo le dure parole di reazione della vicepresidente della CommissioneKaja Kallas, pronunciate a margine della riunione dei ministri degli Esteri dell’Asean a Manila, questa mattina lo stesso organo ha rilasciato una dichiarazione decisamente più diplomatica, affermando di“prendere atto della decisione”ed evidenziando che sono state “reintrodotte leesenzioni tariffarie aggiuntive per l’Ue, quali il sughero e i diamanti, oltre a quelle relative agli aeromobili e ai loro componenti, ai medicinali generici e ai principi attivi“. Insomma, per Bruxelles il risultato “èin linea con gli impegni tariffari degli Stati Uniticoncordati nell’ambito della dichiarazione congiunta Ue-Usa“.

Meno pacata a reazione delBrasile, che ha categoricamente respinto i nuovi dazi del 12,5%, definendo la decisione di Washington “completamentearbitraria e ingiustificata“. In una nota ufficiale, il governo diLuiz Inácio Lula da Silvaha sottolineato di aver fornito all’ Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti una vasta documentazione sull’attività delle autorità doganali perimpedire l’importazione di beni prodotti con lavoro forzato.

L’esecutivo ha altresì ricordato che il Paese è riconosciuto da decenni dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) per il proprio impegno contro la pratica e di aver ratificato tutti e quattro gli strumenti dell’agenzia dell’Onu in materia e66 convenzioni, contro le 10 ratificate dagli Stati Uniti. Per questi motivi, ha concluso la nota, il governo avvierà “immediatamente” le procedure previste dalla legge brasiliana sulla reciprocità economica e porterà il caso davanti almeccanismo di risoluzione delle controversie dell’Organizzazione mondiale del commercio“.

Le reazioni di Messico e Cina

DalMessico, il ministro dell’EconomiaMarcelo Ebrard, ha dichiarato che l’impatto delle nuove misure sul Paese sarà del tutto neutralizzato dalleesenzionipreviste per le merci conformi all’accordo di libero scambio nordamericano Usmca, le quali rappresentano circal’85% delle esportazioni messicane verso gli Stati Unitie che continueranno a viaggiare senza dazi.

Da parte sua, laCina, per bocca del portavoce del ministero degli EsteriLin Jian, ha dichiarato di volersi opporre alle nuove sovrattasse statunitensi perché “le guerre tariffarie e le guerre commerciali non sononell’interesse di nessuna delle due parti“.

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