Cinque serate, 30 big in gara, quattro esordienti, l’eterna liturgia dell’orchestra che attacca le prime note e un Paese intero che si ferma davanti alla tv con il telecomando in mano e il gruppo WhatsApp che esplode. IlFestival di Sanremoarriva alla 76ª edizione e si conferma per quello che è sempre stato: non solo uno spettacolo musicale, ma un gigantesco rito collettivo, una festa nazional-popolare capace di mettere d’accordo generazioni, gusti e perfino le timeline dei social.
E poi ci sono i numeri, che raccontano meglio di qualsiasi nostalgia quanto Sanremo sia diventato una macchina culturale ed economica. L’analisi diEY-Parthenonparla di un impatto complessivo da 252 milioni di euro, in crescita rispetto ai 245 dell’anno scorso. Tradotto: 96 milioni di contributo al Pil e oltre 1.300 posti di lavoro creati. Altro che semplice gara canora.
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Sanremo: la città che diventa capitale d’Italia
Durante la settimana del Festival la città dei fiori smette di essere una località della Riviera e diventa il centro simbolico del Paese. Sono attesi 35mila turisti, l’occupazione dell’Teatro Aristonsfiora il 90% e ogni spettatore mette in moto un piccolo indotto personale da circa 500 euro al giorno tra hotel, ristoranti, shopping e spostamenti.
Nel bilancio del Comune entrano quasi 8 milioni grazie all’accordo con laRai, a cui si aggiunge la quota legata alla pubblicità. E poi c’è tutto il resto: tassa di soggiorno, bar pieni fino all’alba, vetrine a tema, taxi introvabili, fotografi, tecnici, addetti ai lavori. Sanremo non è un evento: è una settimana in cui l’economia gira a tempo di musica.
Gli sponsor lo sanno: Sanremo è il palcoscenico più potente
Settanta milioni di investimenti pubblicitari. Le aziende continuano a fare la fila perché Sanremo resta il luogo dove si parla a tutta l’Italia contemporaneamente: dai nonni ai ragazzi su TikTok, passando per chi finge di non guardarlo ma poi commenta tutto.
È qui che il concetto di nazional-popolare prende forma: la stessa canzone che fa discutere al bar diventa trend suRaiPlay, meme su Instagram e tormentone in macchina il giorno dopo.
Il Festival che vive ovunque
I dati sulla fruizione sono quelli delle grandi finali calcistiche: oltre il 66% di share medio e più di 13 milioni di spettatori per la serata conclusiva. Ma il bello è che Sanremo non sta più solo in salotto. Sulle piattaforme macina milioni di visualizzazioni, sui social domina per giorni e con ilFantasanremodiventa perfino un gioco collettivo con milioni di squadre.
Nel frattempo le canzoni corrono sulle piattaforme di streaming e trainano un mercato discografico che in dieci anni è cresciuto di oltre il 260%. Sanremo, in pratica, è la più grande campagna promozionale della musica italiana.
Sanremo: una tradizione che sa essere contemporanea
Il segreto sta tutto qui: Sanremo è insieme nonna e nipote, orchestra e algoritmo, abito lungo e meme. È il momento in cui il Paese si riconosce, discute, si divide sui favoriti, canta in cucina e commenta sui social. Una settimana in cui la politica si ferma, le polemiche si trasformano in spettacolo ela musica diventa linguaggio comune.
Perché alla fine ilFestival di Sanremonon è solo un programma televisivo: è l’unico evento capace di trasformare un’intera nazione in una gigantesca platea. E di farlo, ogni anno, con la leggerezza di una canzone che parte e tutti, ma proprio tutti, sanno già il ritornello.
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