In Italia “la crescita si è mantenuta resilientenegli ultimi anni, sostenuta da generosi crediti d’imposta e dal PNRR, che hanno contribuito ad aumentare occupazione e redditi reali” ma“il rialzo dei prezzi dell’energia all’inizio del 2026 è destinato a frenare la domanda“. È questo lo stato generale dell’economia del nostro Paese, secondo quanto emerge dall’ultimorapporto dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo che ha sede a Parigi.
La “Italy Survey 2026” contiene già in apertura un’esortazione al governo di Roma: “Mantenere lo slancio riformatore e rafforzare le finanze pubbliche“. Il quadro che emerge dalla ricerca evidenzia infatti significativi elementi di miglioramento ma anche sfide di lungo periodo, a cominciare dalcalo demografico del Paesee dalristagnare della produttivitàdel lavoro che, negli ultimi venti anni, ha avuto come conseguenza il sostanziale blocco dei miglioramenti salariali.
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Rapporto Ocse, buona gestione del debito pubblico italiano
Come riporta ilCorriere della Sera, tra i dati positivi il rapporto sottolinea la tenuta dell’economia italiana agli choc, prima della pandemia, poi della guerra russo-ucraina, quindi dell’attuale crisi energetica. Inoltre,la gestione del debito pubblico è nettamente migliorata, sebbene, come registrato anche ieri dall’Eurostat, il deficit di bilancio si attesti leggermente sopra al 3%, ovvero al 3,1%. Nonostante questo, il saldo primario di bilancio è tornato positivo e ciò ha aiutato la discesa dello spread.
I nodi di spesa pubblica e calo demografico
Venendo alle dolenti note,la spesa pensionistica italiana rimane tra le più elevate al mondoe copre il 35% della spesa pubblica totale. Per l’Ocse, “si tratta di un vincolo che limita gli investimenti in istruzione e innovazione” e che va tenuto assolutamente sotto controllo. È tuttavia opportuno che il miglioramento delle finanze pubbliche passi anche attraverso una generalerevisione della spesa.
Legato a doppio filo alla spesa pensionistica è ilcalo demografico, una delle maggiori sfide di lungo termine per l’economia italiana. Secondo i calcoli dell’organizzazione, nel 2060la popolazione in età lavorativa diminuirà del 34%, ma esistono ampi margini per contrastare questa tendenza. Ad esempio, favorendo l’inserimento nel mondo del lavoro di donne e giovani, categorie ancora sottoutilizzate. Tra i dati positivi l’Ocsesottolinea anche ladiminuzione percentuale dei Neet, i giovani sotto i 34 anni che non lavorano e non sono impegnati in attività di formazione, passati dal 27% al 15,4% negli ultimi anni.
Necessarie profonde riforme strutturali per continuare il percorso di sviluppo
Per mantenere l’Italia su un percorso di crescita e di sviluppo, l’Ocse indica una serie di interventi tra loro coordinati che hanno l’effetto di stimolareprofonde riforme. Particolarmente urgenti risultano provvedimenti che aumentino laproduttività del lavoro, che negli ultimi due decenni si è rivelatastagnante, discostandosi dalla crescita registrata in altre economie,in primisquella degli Stati Uniti. “A questo scopo è particolarmente importante investire sullaformazione del capitale umano e dei lavoratori e sui sistemi di AIfavorendone l’introduzione nelle piccole e piccolissime imprese che formano l’ossatura del sistema economico italiano“, conclude il rapporto.
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